Agia Dynamis e Electra Metropolis Hotel

Era ora che qualcuno ci pensasse. Stefano Scanu e “Il disordine del mondo. Piccolo atlante dei luoghi fuori posto” (ediciclo editore, che ringraziamo per il brano concessoci). A voi Agia Dynamis e Electra Metropolis Hotel. Chiesa o hotel?

Il mondo non era tutto a posto. Ecco l’Electra Metropolis Hotel. Uno dei luoghi fuori posto o mutanti a cui Scanu ha dedicato in piccolo prezioso viaggio-saggio. Da leggere o da usare come guida di viaggio per perdere ogni riferimento consueto.

Quando viaggio e spesso la segnaletica a dirmi
in quale luogo mi trovo, anzi in qualche occasione
mi dispensa pure dal fermarmi per visitarlo di
persona. Bastano i nomi sui cartelli o quelli delle
guide a evocarlo.

Tante volte lungo una qualsiasi
provinciale italiana ho incrociato un’indicazione
stradale marrone che mi invitava a deviare per
visitare l’ennesimo museo del risorgimento, e se
anche ho tirato dritto ignorandolo o snobbandolo,
sulla mia mappa quell’edificio ha trovato comunque
una propria collocazione, un suo spillo, e
quella porzione di territorio si è fatta improvvisamente
piu dettagliata, anche se probabilmente cio
mi servirà a poco.

Sapere però che le cose sono al
loro posto mi aiuta a semplificare ma soprattutto
a ordinare una certa immagine cartografica che
ho del mondo. La prossima volta che mi capiterà
di pensare a quella strada e al paesino confinante,
saprò anche del suo museo pur non essendoci mai
stato e lo immaginerò facilmente con le sue stanze
umide e poche illuminate, una giubba rossa strappata
su un fianco, una tromba ammaccata che
ha suonato troppe cariche, e un portasigari che
come tanti altri pare sia appartenuto a Giuseppe
Garibaldi.

Tutto ben catalogato e sistemato nella
propria teca, come meglio non si potrebbe. Che
poi e uno dei motivi per cui mi piace la parola
alloggiamento, cioe l’idea che ci sia uno spazio
predisposto ad accogliere una determinata cosa,
uno spazio che le calza come un guanto e che
altrove non avrebbe senso. Lo stesso vale un po’
anche per i luoghi che di norma dovrebbero stare
tutti esattamente dove ci si aspetta di trovarli,
come se ci fosse un solo e unico posto in cui gli
riesce di esistere, punti fermi di una qualsiasi
carta… cascasse il mondo.




Anche se mi sembra
che la forza centrifuga della rotazione terrestre
ogni tanto sparigli un po’ le cose, altrimenti
come spiegarmi tutte quelle localita come Milano
Marittima in Romagna, Novi Ligure in Piemonte
o San Giuliano di Puglia in Molise? Citta in cui
la toponomastica si e clamorosamente scollata
dalla sedicente collocazione.

Ubicazioni e luoghi sicuri, questo invece mi
aspetto da un segnale stradale e da una mappa,
insomma la certezza che lì ci si possa trovare una
e una sola cosa, quella giusta. Esattamente ciò
che non è successo durante un viaggio in Grecia.

Affondo l’undicesimo spillo sulla mappa, al
centro dell’Attica e comincio a ricordare.
All’aeroporto di Atene-Eleftherios noleggio
un’auto, imposto il navigatore verso la mia destinazione
– l’Electra Metropolis Hotel – mentre
mi perdo dentro l’alfabeto greco delle indicazioni
stradali, che per uno che ha preferito l’ITIS al
liceo classico diventa una trappola micidiale.

Mi trovo subito proiettato in un paesaggio che
non so letteralmente decifrare, a fare da bussola
solo qualche rara scritta in inglese e la voce del
TomTom che ha deciso di traslare tutti gli accenti
delle parole finche avra fiato. Il mio albergo
dovrebbe essere all’angolo tra via Mitropoleos e
via Pentelis, proprio a quel civico che la guida
dichiara, me lo conferma anche un cartello a
meno di mezzo chilometro dalla meta.

Ed effettivamente
quando parcheggio, la prima cosa che
vedo e questo grande edificio chiaro di oltre sette
piani con la sua insegna dorata, e non ci sarebbe
niente di strano se non fosse che proprio sotto il
portico, allo stesso indirizzo, c’e una minuscola
chiesa del XVI secolo, poco piu grande dei trolley
che le sostano accanto in attesa di essere caricati
sui taxi; se avesse una maniglia sul tetto potrebbe
tranquillamente sembrare la valigia dimenticata
da qualche prelato in partenza per il giubileo.
Insomma quaranta metri quadrati e consacrati,
ficcati con forza tra le colonne portanti del mio
hotel non so bene come.

Con la borsa in spalla entro dentro, neanche
due passi e sono gia sotto l’altare, al buio e al fresco,
in mezzo a una manciata di signore col velo,
tutte uguali, sedute su delle sediole da trattoria
che fissano il pavimento di marmo e mormorano
la preghiera del mattino. L’aria è satura d’incenso
e le candele elettriche illuminano appena le immagini
dei santi di cui non so i nomi. Faccio
attenzione a non urtare nulla e nessuno, poi mi
giro ed esco.




Passare dalla chiesa di Agia Dynamis
alla hall dell’Electra e uno spostamento morbido,
senza soluzione di continuita, fatta eccezione per
quel secondo all’aperto in cui riesplode tutto il
chiarore, il caldo e il rumore del traffico. Anche
qui dentro le luci sono basse e l’aria condizionata
fa venire la pelle d’oca, ignoro i soggetti nei
quadri e l’ambiente odora di mughetto sintetico;
la gente bisbiglia comodamente adagiata su poltrone
di design, a volte si alza e va verso il desk
come fosse l’altare, a chiedere e a identificarsi,
perche dentro gli hotel siamo tutti stranieri e in
transito, in una di quelle dimensioni spaziali che
insieme agli autogrill e agli aeroporti si possono
considerare un nonluogo per definizione.

Come in un certo senso la chiesa in cui poco importa che
ruolo si ricopra nella societa, una volta dentro si
e tutt’al piu devoti o peccatori. Sono circondato
da persone che si affidano alla receptionist, si
raccomandano per una buona stanza, con un
letto comodo e magari una bella vista, proprio
come due passi piu in là, nella piccola cappella,
i credenti si affidano per un posto in paradiso.

Se all’aeroporto avessi impostato il navigatore
su Agia Dynamis come luogo di destinazione anziche
l’albergo, sarei comunque arrivato qui, e allora
mi chiedo: a chi spetta questo alloggiamento?

La micro chiesa dedicata alla Vergine Maria ha
avuto il cattivo gusto di resistere al tempo senza
farsi da parte e credo che l’Electra Metropolis
Hotel nutra gli stessi sentimenti che prova chi
acquista una casa in nuda proprieta aspettando che
la vecchia inquilina schiatti liberando l’alloggio.

Nel frattempo pero non so piu bene dove mi trovo
e questa ambiguita di luoghi e usi di destinazione
non chiarisce la situazione. La mia mappa non puo
tenerne conto e non sa cosa posizionare in quel
punto esatto.

Chiesa o hotel? Che succede quando
un ambiente si trasforma? Come lo indico? Il fatto
che a quel posto non corrisponda un solo luogo ha
spiazzato le mie aspettative generando un errore
logico nella pianta stradale e al momento non so
se essere piu sorpreso o disorientato. Forse piu
che alla Madonna, la chiesa andrebbe dedicata al
culto dell’affastellamento e della trasformazione.
Intanto ci sono da visitare l’Acropoli, l’Agora,
il mercatino di Monastiraki e molto altro ancora
e da qualche parte bisognera pure cominciare,
che sia facendo il check-in oppure confessandomi.

COPY Ediciclo Editore srl