Aglio di Nubia

Estraiamo questo brano dedicato all’aglio di Nubia dal nuovo romanzo di Marco Rizzo che esce per Laurana: “Lo scirocco femmina”.

“Mia nonna diceva sempre, tre quarti di una testa d’aglio a persona”.
Sandro prese lo spicchio tra pollice e indice, lo mostrò a Fosco che per paura deglutì istintivamente come un personaggio dei cartoni animati, lo mise nel mortaio di legno crepato e vecchio forse di un trentennio, quindi cominciò a pestare con decisione. L’odore si sparse per la piccola cucina, coprendo quello di basilico, pomodoro fresco e un pizzico di pecorino che si frantumavano con l’aglio sotto i forti colpi di Sandro.

“Questo è aglio di Nubia, eh. Mica come quello fracco che mangiavo su a Milano. N’altra cosa”.
Fosco annuì e tornò a guardarsi intorno. Dalla finestra della cucina si poteva ammirare la caserma dei carabinieri in tutta la sua bruttezza.

“Casa e putia”, si dice: per andare al lavoro, Sandro impiegava tre minuti massimo. Sul frigo argentato il biglietto da visita di una pizzeria, di una polleria e un post-it con scritto “FRANCO – BOMBOLE” e un numero di telefono senza prefisso. Al centro, un magnete di dubbissimo gusto a forma di Torre di Pisa bloccava una foto con Sandro in divisa abbracciato alla moglie Gianna in un imprecisabile parco. Fosco aveva appreso pochi minuti prima che Gianna era morta di tumore, un anno prima.

“L’aglio di Nubia è più forte assai. A Milano ne mettevo una testa a persona, per compensare”, aggiunse il carabiniere in maniche di camicia dopo qualche secondo.

Fosco pensò ai poveri milanesi e capì che era il caso di parlare. Non amava parlare, non amava i convenevoli. Non ne poteva più però di sentire parlare di aglio. Appena aveva visto Sandro Ferranti mezz’ora prima, alla caserma, fu subito argomento di conversazione: “Pasta con l’aglio, a casa mia, ora! Amuni’, non ti fare pregare, sai!”




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