Con allegria s’impongono le cose

Con allegria s’impongono le cose: poesia di Giuseppe Dolce su foto di Vincenzo Gentile.

© Vincenzo Gentile

Con allegria s’impongono le cose
di Giuseppe Dolce

Fra i privilegi dell’età considera
la possibilità di ricordare
il tempo in cui dove ora sorge un bar
si vendevano libri
e al posto dello studio dei tatuaggi
c’era un negozio di maglie e camicie.
È un triste privilegio, forse credi.
Con allegria s’impongono le cose,
allegramente tiranniche dicono:
siamo qua, senza ieri né domani,
guardaci, bevici, indossaci, fidati:
accade adesso tutto ciò che accade.
Eppure io ricordo il lustrascarpe
che aspettava seduto su un panchetto
i suoi clienti a piazza Porta Pia
e che mio padre salutava sempre
e un giorno addirittura
mi presentò, con l’aria di chi mostra
qualcosa d’importante, come i giorni
della guerra, d’un ardua giovinezza,
armi, prigioni e guai vissuti insieme.
Così ogni volta che passo di lì
su quello spiazzo dove tutti corrono
io avverto la mancanza del panchetto
del lustrascarpe che mi sorrideva
forse perché per lui significavo
mio padre, la giovinezza, un passato
tutto sommato quasi da rimpiangere.
Il lustrascarpe manca e così mancano
i suoi ricordi. È rotta
la catena che lega oggi e ieri
e l’altroieri e le generazioni
vissute fin dall’inizio del tempo.
Con tirannia s’impongono le cose,
cinicamente tiranniche dicono:
siamo qua, senza ieri né domani,
guardaci, bevici, indossaci e zitto.
Accade adesso tutto ciò che esiste.

Però, però… (lo dico sottovoce
perché non credano le Cose che io
parli così per paura di Loro)
però se al vecchio negozio succede
uno nuovo, se dove riparavano
carri e carrozze, adesso riparano
automobili elettriche, ben venga.
Quel luogo vive, chi vi lavorò
continua a lavorarvi, in metafisica.
Il testimone va di mano in mano,
con l’ultimo che corse, corre il primo.




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