Antonello Trombadori fotografo

In occasione dell’uscita del bel volume di Duccio Trombadori (“Album di famiglia. Gli anni Cinquanta nelle fotografie di Antonello Trombadori”) dedicato a suo padre fotografo pubblichiamo grazie alla Manfredi edizioni l’inizio del ricordo dell’autore e qualche immagine.





Tutto cominciò a Berlino nel 1948, dove mio padre si era recato subito dopo le riprese di ‘Germania anno zero’ che Roberto Rossellini girò nella capitale tedesca ancora fumante nelle sue rovine ed entrò in possesso di una prestigiosa fotocamera Contax Zeiss-Ikon che lo accompagnò per più di cinque anni in una avventurosa scoperta della fotografia: ne risultò un archivio di immagini studiate tra quelle di cronaca italiana e familiare, dei suoi amici e compagni militanti e dirigenti del PCI, e di tutti gli altri intellettuali, artisti e scrittori che avevano fino a quel momento condiviso i passaggi traumatici della occupazione tedesca dell’Italia, della resistenza clandestina, del ritorno alla democrazia politica in un paese umiliato che si apriva con generosità ad una prospettiva di speranze e di illusioni…

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Uomo dell’arte moderna per tradizione di famiglia, per vocazione e impegno critico militante, Antonello Trombadori si era tra l’altro formato negli anni Trenta una solida cultura visiva: che aderiva alla contemporanea ricerca realista nel cinema, con occhio rivolto ai capolavori di Marcel Carné e René Clair, Dziga Vertov e Pudovkin, John Ford e Orson Welles, alle lezioni sul ‘film come arte’ impartite da Rudolf Arnheim al Centro Sperimentale di Cinematografia, ai punti di vista collimanti di amici come Giuseppe De Santis, Luchino Visconti e Roberto Rossellini.

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Di tutto questo agitarsi di idee, progetti e aspirazioni la vita di mio padre era fino a quel momento maturata e ricolma: un insieme di corrispondenze umane disegnava il profilo dell’intellettuale organico al nascente PCI (il ‘partito nuovo’ di Togliatti) che pareva in grado di associare senza contrasto apparente l’organizzatore di partito, il critico d’ arte e il promotore di vita culturale. Così per passione e conoscenza Antonello Trombadori registrò gran parte delle circostanze e degli episodi salienti di cui fu testimone e protagonista nel tempo in cui la guerra fredda, con i blocchi militari di Est e Ovest, aveva condizionato e bruscamente irrigidito le prospettive democratiche aperte nell’immediato dopoguerra europeo.

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La manifesta supremazia atomica degli Usa e il nuovo equilibrio segnato in Europa orientale da regimi filocomunisti soggetti alla omologante egemonia dell’Urss accentuarono i contrasti nel campo occidentale e pregiudicarono l’autonoma via socialista prospettata dal ‘partito nuovo’ togliattiano: e in Italia, come altrove, i comunisti e le correnti di sinistra tentarono di rompere l’isolamento inaugurando la propaganda pacifista contro i rischi di una guerra imminente, che nessuno voleva, e suscitarono un largo movimento di denuncia dello strapotere americano grazie al sostegno di prestigiose personalità internazionali della cultura, della scienza e dell’arte.

Tra queste primeggiava Pablo Picasso che nell’ottobre del 1949 giunse a Roma per conto dei ‘Partigiani della Pace’ e fu chiamato ad ascoltare Pietro Nenni in un acceso discorso contro la Nato e il Patto Atlantico in una Piazza San Giovanni piena di folla.

Giorgio Morandi ai Giardini

Giorgio Morandi ai Giardini

Durante quel breve soggiorno Luchino Visconti fece una grande festa in onore del pittore nella sua abitazione in Via Salaria cui parteciparono artisti, letterati, uomini di cinema e di cultura: mio padre fece amicizia con Pablo Picasso, fu lui ad accompagnarlo in giro per Roma e la sua Contax non mancò di fissarne il volto nei dintorni di Trastevere e in visita ai musei della città.