Bombolo

Ricordiamo Bombolo pubblicando l’introduzione al libro di Ezio Cardarelli “E poi cominciatti a fa’ l’attore” di Marco Giusti della casa editrice campana Ad est dell’equatore (che ringraziamo per la concessione del brano). Bombolo (1932-1987), nome d’arte di Franco Lechner, venditore ambulante di pentole nel centro storico – un mio amico lo ricorda davanti al negozio dei suoi nonni a via delle Coppelle – fu scoperto da Pingitore che lo portò sulle scene del Salone Margherita. Poi Corbucci e Milian/Gilardi/Monnezza e diventa Venticello (glissiamo sulle simbologie). Una macchietta, una caricatura. E pure un gran successo che si infrange sulla soglia dei 55 anni dopo poco più di tre lustri di schiaffoni alla slapstik comedy presi in una nemesi dal sapore masochistico durata una quarantina di pellicole. Nato nel rione Ponte, di stanza nella Trastevere (al ristorante “Picchiottino” il fatale incontro con il successo, in un’altra osteria l’arresto cardiaco fatale) dei vicoli, morto al Forlanini, salutato alla Chiesa Nuova, inumato a Prima Porta sotto il vessillo “core de Roma”. Il resto è la leggenda che ci racconta Giusti in nome dello Tzé che lo ha reso famoso (la foto è (c) wikipedia). […]

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Niente giocattoli!

Un passato e un presente di modellismo riverberano nel passaggio di anni e nei ricordi d’infanzia che ci regala Stefano Torriani, grande romanista (in entrambe le accezioni dell’etimo), muovendosi tra due rioni di Roma a caccia di giocattoli e miniature. Un inseguimento che purtroppo trova diverse strade ormai chiuse. Quelle dei negozi di giocattoli ormai passati a “peggior vita”. […]

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Oliver Scharpf

La poesia pare male sulla carta. Pare male pure sul web. La poesia pare male sempre. A noi no. A noi pare bene. Specie quando ha la verità a volte svagata e sorniona, altre volte allegra e irriverente o malinconicamente pensosa dei versi del canzoniere di Oliver Scharpf. Svizzero con trascorsi romani e versi conseguenti. Da vicolo delle Grotte e Campo de’ Fiori (“Uppercuts” 1, n.26), via della Consolazione (n.31), “dalle parti della stazione termini” (n.31), Castel Sant’Angelo (n.34). Fino ai versi che citiamo e della cui concessione lo ringraziamo.

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Claudio Caligari

Francesca Serafini, sceneggiatrice (con Giordano Meacci e il regista piemontese) dell’ultimo (purtroppo sì) film di Claudio Caligari, scrive un ricordo dell’indimenticato autore di “Amore tossico” e una riflessione sulla sua Roma. Una lettera aperta e accorata di cui la ringraziamo. Un buon trailer per andare a vedere “Non essere cattivo” da oggi nelle sale.



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Ritratto di persona che pedala (Maurizio)

Accogliamo con un applauso la videomaker Myrice Tansini, fiera dueruotista senza motore bolognese trapiantata a Roma. Che così si definisce: “Mi sono tuffata nei quarant’anni, attraverso venti romani e di documentari. Amo i gesti semplici, la base di tutto, la delicatezza e la forza della poesia”. Di seguito il suo primo pezzo in bici: “Ritratto di persona che pedala”. […]

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Colosseo, una cartolina per dirlo

Non un semplice monumento. Non una semplice icona. Una cartolina da spedire.

Pubblichiamo qui alcune immagini dell’interno di “Colosseo. Due o tre cose che so di lui” (L’Orma editore), un libriccino a cartolina (che fa parte di una collana dal titolo “I Pacchetti dei luoghi (non comuni)” con testi scritti da Massimiliano Borelli (come quelli che citiamo qui sotto) o da lui raccolti e collazionati.

 

Non solo un’idea di confezione ma, per dirla alla Perec, il tentativo di esaurimento di un luogo. Seguono due sequenze della serie.
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Aurelio Picca: “L’Eur mi piace perché è contro Roma”

Pubblichiamo un estratto da “La Roma degli scrittori” (Laurana, che ringraziamo per averci concesso il testo), in uscita in questi giorni. Si tratta di un brano dello scambio tra la curatrice Daniela Mazzoli e lo scrittore Aurelio Picca. Le altre conversazioni sono con Paolo Di Paolo, Elio Pecora, Teresa Ciabatti, Igiaba Scego, Lorenzo Pavolini e Ugo Cornia. […]

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Cerca un altrove

Valeria De Luca, pescarere, vive a Roma. Il suo ultimo romanzo è “Respira” (Ianieri Edizioni, 2014). Filippo La Porta, nel presentarlo, ha scritto di “una discesa negli inferi” e, citando l’autrice, della “primavera romana con le mura che grondavano di glicini”. Questo racconto ci fa vedere attraverso il suo sguardo accurato i Parioli con le sue ambasciate e luoghi di (non) incontro.




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