Marina Malabotti alla GNAM

Marina Malabotti fotografa alla
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea fino al 31 marzo 2019.

Uno sguardo pubblico e privato, a cura di Giacomo Daniele Fragapane, dedicata ad una figura che ha sapientemente unito l’indagine etnografica e antropologica ad una personale ricerca estetica nella fotografia.

Il lavoro di Marina Malabotti, artista romana scomparsa prematuramente all’età di 41 anni nel 1988, viene riscoperto all’interno di un luogo per lei particolarmente significativo, un museo per cui ha sentito una affezione tale da farne oggetto di una preziosa e innovativa indagine nel 1980, attraverso un progetto rimasto incompiuto e inedito che voleva essere la documentazione di un anno di attività della Galleria Nazionale.

Questa mostra, suddivisa in due sezioni principali dedicate rispettivamente al progetto su quella che era allora la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dal titolo Un anno in Galleria: etnografia di uno spazio artistico (1981), e alle indagini etnografiche condotte sul campo, Indagini sul terreno: tra documentazione e sperimentazione (1970-1984), presenta per la prima volta una articolata sintesi dell’attività fotografica di Marina Malabotti, integrando all’interno di un percorso di 170 immagini i progetti portati a termine e quelli incompiuti, nel tentativo di evidenziare le linee di continuità, sul piano dei temi indagati e del metodo fotografico perseguito, tra indagine etnografica del mondo
popolare e osservazione “partecipante” di uno spazio artistico.

Il Mezzogiorno italiano tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta è l’orizzonte principale in cui si muove la Malabotti e che condivide con il marito, l’antropologo Francesco Faeta. Con lui collabora attraverso le proprie fotografie nel testimoniare i risvolti di inchieste di carattere etnografico condotte sul territorio.

A colpire l’attenzione della Malabotti sono in particolare gli aspetti di simbologia e ritualità che scandiscono la vita delle piccole comunità della Calabria, della Sicilia o della Campania, visti nelle feste popolari o nei riti funebri, accanto alla condizione femminile e infantile, alla vita domestica e alla relazione con il paesaggio.

La Malabotti nasce a Roma il 14 ottobre del 1947. Dopo studi artistici, comincia prestissimo a lavorare come grafica e designer, per intraprendere le prime esperienze fotografiche sul finire degli anni Sessanta.

Sposata nel 1972 con l’antropologo Francesco Faeta, inizia a fotografare in modo sistematico all’inizio degli anni Settanta, affiancando lo studioso in numerose campagne di ricerca, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, e collaborando, nell’ambito del Collettivo Immagine e Controinformazione, con Pino De Angelis e Salvatore Piermarini.

Seguono sistematiche inchieste etnografiche, a volte in gruppo, altre da sola, attorno alle feste popolari e in particolare della settimana santa, in Calabria e Sicilia (1970-1976); attorno alla comunità insubordinata di Melissa, in Calabria (1975-1979); attorno ai riti funebri in un’area centrale della regione (1974-1980); attorno al paesaggio e alle architetture popolari (1983-1984) e alla condizione femminile e infantile, ancora in Calabria (1980-1985).

L’obiettivo è di coniugare il rigore etnografico maturato nelle esperienze documentarie di terreno, condotte per università e centri di ricerca, con le ragioni di una sperimentazione estetica che sente sempre più urgente, nel tentativo di concettualizzare il terreno della ricerca etnografica così come aveva provato a rendere etnografica la descrizione di uno spazio espositivo, dedicato alla produzione dell’arte contemporanea.

Alla sua morte, avvenuta il 28 febbraio del 1988, lascia un patrimonio di molte migliaia di immagini, di cui quelle esibite in mostra confluiscono nell’Archivio della Galleria Nazionale.

Marina Malabotti fotografa. Uno sguardo pubblico e privato
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Sala Aldrovandi
5 febbraio – 31 marzo 2019




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