Il piccolo Burri, la terra

La vita nuda della materia (arte, terra, polvere, muffa) domenica 25 febbraio dalle ore 12 Stanza – Ci Sono Cieli dappertutto nell’ambito del progetto Lessness – Fatti di terra vi invita a scoprire le opere in mostra tra le quali “il Burri più piccolo del mondo”.

Alberto Burri – Muffa, 1951, 2,5 x 8 cm

Domenica 25 febbraio, a partire dalle ore 12, Stanza – Ci Sono Cieli dappertutto invita a una giornata densa di eventi nell’ambito del progetto Lessness. Riepiloghiamo: cosa significa questa strana parola?
Coniata da Samuel Beckett e tradotta “senza”, e da noi ritradotta “essenzialità”, nel suo ostentato volersi liberare e fare a meno di (quasi) tutto, “lessness” in realtà comprende e designa ogni cosa, proprio come “arte” – l’arte.

Alcune delle opere esposte nella mostra collettiva Fatti di terra, inaugurata lo scorso 29 ottobre (opere di Gianfranco Baruchello, Silvia Bordini, Paolo Canevari, Gea Casolaro, Primarosa Cesarini Sforza, Daniele De Lonti, Costanza Ferrini, Lindo Fiore, Andrea Fogli, Ines Fontenla, Luigi Ghirri, Luo Guixia, Hans-Hermann Koopmann, Salvatore Piermarini, Claudio Pieroni, Silvia Stucky, collettivo Ticon3, Naoya Takahara, Marco Tirelli) hanno già lasciato la Stanza; altre vengono accolte per proporre nuove connessioni, come quelle di Ciriaco Campus (una rivisitazione del celebre dipinto Le spigolatrici (Les glaneuses) di Jean-François Millet, e L’albero ascetico e silenzioso, un’ascensione vegetale, di Rosella Restante. Opere la cui purezza concettuale si misura con la fisicità della terra.

Nel pomeriggio, una conversazione con Silvia Bordini illustrerà “alcuni aspetti della terra come materia e metafora nelle opere d’arte”. E mentre Silvia Stucky smonterà la sua opera fatta di diverse terre, e Lindo Fiore ci coinvolgerà in un suo fascinoso esperimento/ performance, elogio dello sparire, il poeta Carlo Bordini offrirà un reading di suoi testi tratti dalle raccolte Polvere e I costruttori di vulcani.

Non è un caso che l’ultima, imminente parte del progetto Lessness nella Stanza avrà come titolo una formula del filosofo
Emmanuel Levinas: Un monde sans moi
(“un mondo senza di me”, o anche: “un mondo senza io”).
Dall’avventura e meraviglia dell’abitare, Fatti di terra (prima parte del progetto Lessness volge lo sguardo al mistero dell’essenza stessa della vita. Dal microscopico al macroscopico la terra si fa nuda e si reinventa, continuando a stupirci con il racconto delle sue infinite forme di vita.

Nel corso della giornata verrà infatti mostrata, forse addirittura svelata, l’opera di Alberto Burri più piccola del mondo: Muffa, 1951, 2,5 x 8 cm., pietra pomice, olio su cellotex, legno, e una dedica scritta sulla cornice. Non sorprende che il “disegno” ricordi l’opera più grande dell’artista umbro, dieci ettari circa, cioè il Cretto di Gibellina – un’opera (1985-1989) dentro la quale è possibile camminare, e che copre e custodisce con un manto bianco, come un sudario di cemento, detriti e memoria di un intero paese distrutto dal terremoto nel 1968. Fatti di terra. “Il Burri più piccolo del mondo” (1951) è invece una muffa biancastra e, più che alle dimensioni, è alla natura stessa del “mondo materiale”, in senso tanto fisico quanto spirituale, che, come forse tutta l’opera di Burri, ci fa pensare.

Maurizio Calvesi scrisse pagine illuminanti sull’operazione alchemico-filosofica di Burri, la sua riduzione fenomenologica dell’esistente in immagini che svelano la disponibilità metamorfica e metaforica della materia. Ma il viaggio di Burri nella materia è un viaggio nella vita umile, la vita nuda delle cose. E la sua piccola Muffa, realizzata combinando efflorescenze di pietra pomice con pittura a olio, costituisce, come ha scritto Saverio Verini (che sarà presente domenica), “una summa della poetica dell’artista”, sia sul piano etico-estetico del materiale che nella grazia del disegno




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