E c’è la morte

E c’è la morte di Anna Maria Carpi è la poesia che estraiamo da Il Maradagàl, rivista letteraria curata da Sara Calderoni e pubblicata da Marco Saya editore.

I versi della Carpi sono introdotti da Flavio Santi che scrive: “proprio perché studiosa della poesia barocca di Paul Fleming e profonda conoscitrice degli abissi celaniani («Sacrosante parole. Ancel [vero nome di Celan] sorride: come / lo sanno, / come lo sopportano?»), Anna Maria Carpi sa quanto la semplicità non sia un punto di partenza, ma un sudatissimo punto d’arrivo.

Nel numero 2 della rivista sono presenti scritture tra gli altri di Fabrizio Elefante, Roberto Barbolini, Roberto Ferrucci e Nanni Delbecchi.

E c’è la morte
di Anna Maria Carpi

per G. M.

E C’È LA MORTE.
Hai sei mesi di vita ti hanno detto,
se ti va bene un anno,
ben presto il male si farà vivo,
dolori da non reggere,
ma fino allora niente è più vietato:
visite, amici, forse anche un weekend
a Rodi o a Creta
e al disastro del mondo in questi tempi
alzi le spalle, non è più affar tuo.
Stasera andiamo a cena: giacca rossa nuova
comprata oggi, e ti rigiri e chiedi
come mi sta?
ma io lo vedo come già ti aggrappi
alla sedia vicina con due mani.
A tavola i tuoi cari
sono di buon umore.
Tu che studi la lista con passione,
come non hai mai fatto,
poi comandi
antipasto di mare ed aragosta –
quanto costa? che importa? –
e per dopo: filetto con contorno.
Mezzo filetto ti rimane sul piatto,
il sugo coagulato,
la voglia ti è rientrata,
è tutto troppo.
Il viso scarno
guarda in giro sgomento.




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