C’era una volta una balena

Questa recensione al libro di Leopoldo Santovincenzo “La balena di piazza Savoia. L’immaginario che avevamo in dote” (Exorma) è uscita su “Il Messaggero” in una versione più breve.

ll 10 gennaio 1970, alle ore 17 – annunciata sul “Messaggero” – sembra planare da lontananze insondabili una gigantesca balena: si chiama Goliath, una balena imbalsamata lunga 22 metri e che pesa quasi 700 quintali! Lì resta in esposizione su un carro per un mese all’interno di una mostra didattica norvegese.

Poi a seguito delle proteste dei caffè circostanti, causa il suo olezzo di mare e marcio, viene spostata nella piazza dei Cinquecento, di fronte alla stazione, tra “magnaccia e marchettari”, tra piccoli ricettatori e turisti americani. Chi se la ricorda oggi tra i romani? Sui giornali (“Messaggero” e “Tempo”) troviamo solo notizie scarne, per il resto la storia della balena “è stata tramandata oralmente sulla base di memorie individuali”(a parte il riferimento in un libro di Luigi Malerba).

Ma oggi Leopoldo Santovincenzo si incarica di ricostruirne la epopea, partendo dalla magica apparizione – prima di Roma nella sua Campobasso, a piazza Savoia – per poi condurci in un viaggio spericolato dentro l’immaginario degli anni ’70: “La balena di piazza Savoia. L’immaginario che avevamo in dote” (Exorma, pp. 285, euro 16,50). Una originale storia della vita quotidiana, una autobiografia sentimentale intrecciata con la grande Storia e con le mitologie popolari, (modello potrebbe essere Miti d’oggi di Roland Barthes).

Ne esce un libro affascinante e liberamente digressivo, appassionato e malinconico, in cui la balena diventa pretesto e metafora. Metafora di cosa? Di tutte quelle cose – eventi, personaggi, luoghi – che dopo essere apparse per un po’ di tempo poi sono scomparse per sempre.

E anche se la narrazione si sposta in modo pendolare tra Molise e Roma, è qui che forse si svolge la sua parte decisiva. L’enorme cetaceo, appena anticipato da analoga balena alla metà degli anni ’50, approda a Taranto nell’estate del 1969 dopo un ampio tour per tutta l’Europa, paesi dell’Est compresi. Dopo l’Italia arriva in Israele, infine dopo un’ultima sosta in Francia le notizie di Goliath si disperdono: forse venduta a un circo spagnolo, forse addirittura naufragata con la nave a 200 miglia da Bari.

Ma accennavo a una escursione nell’immaginario, soprattutto cinematografico. Santovincenzo allinea meticolosamente i “mostri” cinematografici, da King Kong fino a Godzilla e a tutta la zoologia fantastica e orrorifica dei giapponesi. Poi cita in modo quasi febbrile il cinema degli anni ’70 ( e oltre), alto e basso, d’autore e trash, dunque da Fellini e Kubrick a Bruce Lee (paragonato a Fred Astaire!), Charles Bronson e Ciccio e Franco (1° film all’anno!).

Una pagina per me struggente è quella dedicata ai cinema romani scomparsi: “il popolare Africa, l’elegante Rivoli, il piccolo Astra in cui ora c’è un centro sociale e il Giardino, sede di una chiesa evangelica. . .”. Poi viene rievocata, a breve distanza temporale dalla balena, una straordinaria mostra di arte contemporanea (ideata da Bonito Oliva) che si svolse a Roma nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese, con tutti gli artisti di quel periodo, da Schifano a Kounellis, da Pistoletto a Warhol, da Lichtenstein a Rotella. E ancora le mitiche rassegne nicoliniane alla Basilica di Massenzio, fino al 1981.

Sfila davanti ai nostri occhi una Roma sparita nel passato prossimo, labile come le pellicole cinematografiche che rischiano di perdere i colori e dissolversi. La Storia è fatta della sostanza dei sogni, ci ricorda l’autore. Il nostro immaginario ci condiziona e ci plasma almeno quanto gli eventi reali. Nella memoria imbalsamata della nostra epoca le misteriose epifanie di balene hanno la stessa tangibile consistenza di crisi di governo, rivolte popolari e guerre lontane.




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