Da Cesare al Casaletto – Colli Portuensi

Da Cesare al Casaletto ai Colli Portuensi. Una delle migliori trattorie romane della nostra epoca contemporanea.




Avevo un fidanzato che viveva da queste parti. Si chiamava, Tommaso. Un nome così comune che posso pure scriverlo. Si riconoscerà? Bah, non è che me ne freghi poi molto. Credo non viva più neanche a Roma. Era molto ambizioso Tommy. E presuntuoso. E siccome fortuna audaces iuvat ha fatto una carrierone che levati. Non con me, però.




Non me ne abbiate a male ma io i Colli Portuensi ce li ho poco in simpatia. In fondo un po’ li amo e un po’ li odio. C’è quella presunta spocchia da centro del mondo che hanno in modi diversi quelli del Tuscolano e quelli di Collina Fleming. Una cosa molto romana che non mi piace proprio. Forse li invidio? Forse vorrei come loro avere la stessa certezza? Forse è tutto semplice, nonostante tutto.

Mi viene in mente quella canzone di quel premio nobel lì, ma sì: Bob Dylan.

Queen Mary, she’s my friend
Yes, I believe I’ll go see her again
Nobody has to guess
that Baby can’t be blessed
Till she sees finally that she’s like all the rest
With her fog, her amphetamine and her pearls.




Una mia amica latinoamericana – che era, a sua volta, con una sua amica inglese – mi ha portato da Cesare al Casaletto e ve lo voglio scrivere in bold quanto mi è piaciuto!?




Riprendendo a scrivere normale e senza versi vi dico che sono buoni gli involtini, buona la cacio e pepe (forse non ho condiviso l’uso di un tonnarello più sottile ma la preparazione mi è parsa di livello), superba l’apertura con polpette di bollito (tra le migliori mai mangiate) e bruschette di burrata con bottarga.

Ah c’era anche un carciofo, me lo stavo dimenticando!

La bistecca l’ho solo assaggiata: era molto al sangue per scelta dell’inglesina vampirella. Il vino della Andrea Occhipinti – una casa di Gradoli, sul lago di Bolsena -, un’Alea Viva del 2015 era superbo. Buon vino e, sì, buon sangue, questo! Ne voglio una cassa!




Finale? Festa di dolci al cucchiaio e crostate a tre: meni chi può o chi vuole. Ma non mi sembra che nessuna si sia tirata indietro.

Il locale è carino, silenzioso. Una grande camerata con un ottimo sistema di insonorizzazione per cui abbiamo ben conversato in un misto di italiano e inglese. E, va detto, Nobody feels any pain tonight. Just like a woman.


Trattoria Da Cesare al Casaletto – Via del Casaletto, 45 – tel. 06536015