Checco er Carrettiere – Trilussa

Da Checco er Carrettiere, per me la mejo carbonara de Roma.




Mi dovete stupire: per me la mejo carbonara de Roma la fa Checco er Carrettiere. Davvero, accetto controprove. Poi siccome io non sono né una chef né una giornalista enogastronomica è la mia parola contro la vostra. Tra voi ci sarà pure qualcuno che legge i vari articoli che impazzano sui siti, i premi annuali ma io ho la mia. E non mi voglio far condizionare.

Certo, lo so, qualcuno di voi avrà strabuzzato gli occhi al prezzo sulla carta e neppure io ero scialla ma poi l’ho assaggiata e il resto ve lo dico dopo.

Ci godo ad essere giudicata “camionista” quindi alla proposta di andare da Checco er Carrettiere, daje, mi dico, ora lo faccio impallidire. Che poi Carrettiere – versione ante motore dell’autotrasportatore – la dice tutta in fatto di “magna che poi se vede”.

Il tipo (sì c’è un tipo, e non è il solito Dylan, ma la fermo qui) si aspettava che ordinassi alla carta un po’ di puntarelle, magari un carciofo alla romana e stop. E invece gli sparo subito “giudia” per rispondere al suo “alla romana” (poi li divideremo da buoni amici….seeee amiciiiii!!!) e lui: “Pensa lo volevo prendere pure io ma poi ho pensato che fosse un po’ troppo…”

Le statistiche dicono che in fatto di attenzione alla linea sono loro gli uomini – il rude sesso – a farci conorrenza. Molti ignorano come spesso il fritto sia un bel motore trasformativo, innescando processi virtuosi in termini di bruciare le calorie. Ma tornando ai carciofi, nulla di che, buoni ma non eccelsi: troppo bruciato il mio e troppo poco saporito l’altro. Ma può succedere: se un carciofo poi parte già sdilinguito è tutto in salita.

Ma ritorniamo alla mia carbonara, a quella sua mescola deliziosa di uovo crudo o quasi – intero! – e guanciale croccante. Pecorino e parmigiano. Pepe: poco. Loro non ne mettono – se vuoi te lo aggiungi tu. Anche se in questo video sembrerebbe di sì.

Il giallo intenso dell’uovo che rimane cremoso e non solidifica, come a molti accade di fare, fino ad arrivare a una sorta di riso primavera alla romana.




Da Checco tutto è crudo, voluttuosamente zabaionesco. Questa è per me la carbonara. E non mi interessa se l’ha inventata Ippolito Cavalcanti o i soldati americani o gli ottocenteschi carbonari che la portarono dall’Umbria a Roma dove poi ha trovato la sua felice rappresentazione tipica.

La amatriciana del mio amico era meno buona della mia ma entrambi i bombolotti – un mezzo pacchero, per capirci – erano cotti alla perfezione. La sua abbondante di sugo e controllata nei ritorni di acidità. Ma quale è stato il piatto più assaltato? Il mio, ma è chiaro.

Per la chiusa, che dirvi, Roma ha – lo sappiamo – delle sue false generalità: patenti fasulle, marchi di qualità superati, dicerie che non coincidono con il blasone. Vale molto per i ristoranti storici. Checco non rientra nel caso in questione. La scenografia fotografica ha un suo perché: d’altronde mica tutti i locali possono essere (o peggio diventare) fusion, industrial, shabby chic no?





Checco Er Carettiere – Via Benedetta 10 – tel. 065817018