Corpi di Antonio Prete

Compie 300 numeri “l’immaginazione”, rivista in pancia all’editore Manni. La salutiamo con un estratto dal numero: i versi di “Corpi” di Antonio Prete.



La rivista letteraria, una delle poche scampate alla morìa che ha investito il genere “rivista letteraria”, resiste con un lavoro di ricerca continua e di cura inflessibile. Abbiamo detto in pancia, invertendo l’ordine dei fattori perché Manni nasce da questi numeri di piccolo formato. Diretta da Anna Grazia D’Oria “l’immaginazione” si è distinta per l’attenzione spasmodica alla lingua di cui sono testimonianza lo scouting di prosa e poesia e gli interventi critici. Vicina ai gruppi 63 e 93 ha avuto l’amicizia di personaggi come Sanguineti, la Corti, Volponi, Luperini, Giuliani. Prete – che qui citiamo – è un’altra delle intelligenze che hanno dato nutrimento ai numeri che hanno visto avvicendarsi la nuova generazione critica capitanata da Gilda Policastro che è frequente negli interventi. Auguriamo a “l’immaginazione” di essere ancora il formicaio di Emilio Isgrò che campeggia in copertina e ritorna come un segno grafico in cammino tra le pagine.

Corpi

Al di qua del sorriso e dello sguardo,
al di qua della pelle, del suo dialogo
con la luce, s’inrama l’eleganza
senza nome dell’umana armatura
,
e una fluviale geografia di arterie
e di vene ha confluenze, rivoli, anse,
col cuore che governa ogni fluire,
e organi che hanno compiti e funzioni,
mentre la chimica delle sostanze
s’infiora in cellule che sono mondi,
e col suo ritmico aprirsi il respiro
certifica il legame con il vento,
con le nuvole, con il roteare
di globi, con la fuga di galassie.

Le parole in corsivo sono la traduzione di un verso di Baudelaire, da “Les fleurs du mal”.

Antonio Prete




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