Daniela Gambino

Daniela Gambino è palermitana. Un esordio che si è fatto notare anni fa per Castelvecchi. Poi tanti libri, anche sulla sua Palermo a cui è ritornata dopo gli anni romani. Ora il romanzo della maturità: “La perdonanza”, per Laurana.

In questo romanzo rispetto ai precedenti si è radicalizzata la tensione. Come se ci fosse un corpo a corpo definitivo con le storie e le parole. Un libro resa dei conti?

In un certo senso sì. Sono stata molto reticente, sempre autodefinirmi scrittora, come se fosse una specie di sfida che non potevo sostenere, quella di dichiararmi scrittrice che mi avrebbe costretta entrare in un’arena di competizione. Giocavo tutto sul filo dell’autoironia. Adesso ho l’età e anche sufficiente esperienza e pubblicazioni da poterlo dire. Sì sono una scrittrice e posso mostrarmi e dimostrarlo, oltretutto nella mia vita non ho mai voluto essere nient’altro che questo.

La tua scrittura negli anni ha conosciuto e attraversato fasi diverse ma è rimasta identica l’attenzione al racconto dei tuoi personaggi che rimangono i protagonisti delle tue storie. Anche da lettrice ami i romanzi con personaggi?

Ah la faccenda dei personaggi è per me è fondamentale, ho organizzato e tenuto corsi di scrittura creativa e ho sempre incentrato buona parte dei consigli sui miei protagonisti. Se sono vivi, e hanno una back story solida camminano da soli. Devi immaginarteli fin da piccoli, da molto prima che incontrassero te e il bisogno di raccontare. Se superi questa fase loro ti sostengono e la storia si srotola con immensa sorpresa.

Ed è vero, amo molto i romanzi con personaggi, è la prova provata della forza della scrittura Dell’invenzione. Non siamo solo andati sulla luna, da Candido a Don Chisciotte, da Topolino al Giovane Holden, noi (visto? Ho detto noi scrittori) inventiamo esseri viventi.

Per parlare di luoghi invece: Palermo rimane il luogo centrale delle tue storie. Anche questo sembra un tratto comune eppure personaggi e cose sono cambiati in questi anni. Che differenza c’è nella Palermo dei primi racconti e questa?

Palermo è cambiata con i miei occhi. Ogni posto e ogni angolo sono per me carichi di significato. Vedi, ogni volta che percorro via Dante, per esempio, non posso fare a meno di ricordare una mia salita in bicicletta, risento proprio il dolore ai polpacci di quella corsa forsennata La luce di certi tramonti, si condensa in una candela tremolante su un tavolino del centro. Mi viene in mente piazza Bologni, un aperitivo in compagnia. Ogni incrocio è una specie di cassaforte di sensazioni, di appuntamenti mancati, di parole scambiate. Se voglio riconnettermi con me stessa faccio una passeggiata per le strade della mia infanzia. la differenza fra la prima palermo è questa e che io sono sempre più carica di sogni, di aspettative. Ero convinta di perdere queste cose crescendo, invece no, si sommano e io cammino per questa città inebriata di possibilità. Odiandola e amandola per tutto quello che potrebbe essere e non è.

Hai vissuto a lungo a Roma. Che ricordi hai e che effetto ti fa ritornarci?

Ho amato moltissimo Roma, certe volte, come uno schiaffo, mi torna in mente una minuscola mansarda a Trastevere dove ho vissuto alcuni anni e la luce gialla di un lampione che entrava da una finestra tonda e rischiarava il soffitto. Certe altre mi ritrovo con la mia mente a ridiscendere a piedi via Nazionale. Ho sempre la mia immagine chiara, in mente, mentre vado alla ricerca di un lavoretto per i locali del centro con un cappellino grigio in testa.

Senza Roma non ci sarebbe mai stata la forza di scrivere, una certa convinzione e alcuni incontri che ancora mi porto appresso. Ero perfettamente sola, senza soldi, senza cure parentali. Me la cavavo. Tornassi indietro mi abbraccerei dicendo “sei stata in gamba”. Tornare è ritrovarmi, Tornare, indovinare le strade, fare da cicerone, indicare una via, per me è riattraversare un territorio conquistato e pensare “chi te l’avrebbe mai detto Gambino? Hai visto come ti muovi per questa meraviglia?”