Demetrio Stratos

Dieci cose su Demetrio Stratos (di cui a giugno ricorreva il quarantennale della morte).
1) Quando ancora non c’era Wikipedia, la cosa che consultavo di più per togliermi la sete di informazioni musicali era la garzantina della Musica. Lì lessi che Demetrio Stratos era nato ad Alessandria d’Egitto (e ci poteva stare) ed era morto a New York. Che ci faceva Stratos a New York e perché era morto così giovane? Non c’era Google e mi tenni l’interrogativo per tanti anni.

2) Il primo disco degli Area che ascoltai fu anche il loro primo disco in assoluto, Arbeit Macht Frei. La musica ci misi un po’ a farmela piacere, delle note di copertina invece mi innamorai subito (vale un po’ per tutti i dischi degli Area). La foto sul retro di copertina mi metteva paura. Non so perché. Mi sembravano davvero una banda di brutti ceffi.

3) C’è un’altra foto di copertina, quella in un disco solista di Stratos, “Metrodora”, in cui il cantante ha accanto a sé una specie di bambolina voodoo, o così a me sembra. Io ho sempre avuto paura delle bambole. La paura è una delle prime emozioni che mi vengono in mente quando penso a Stratos.

Demetrio Stratos © wikipedia

4) Poi invece una volta stavo parlando con Teresa De Sio e lei mi ha detto che aveva conosciuto Stratos e che era un ragazzo molto tenero, proprio così disse, totalmente diverso dall’immagine che uno poteva farsi vedendolo esibirsi.

5) C’è questa dichiarazione di Franco Ferrero – del Centro Studi per le ricerche di Fonetica dell’Università di Padova – che ha studiato la voce di Stratos. Sono certo di averla letta nelle note di copertina di un album degli Area, me li sono scartabellati tutti ieri pomeriggio, ma morire se l’ho ritrovata. Però meno male che ora internet esiste, per cui eccola qui: «Stando a quanto ho riscontrato durante l’emissione, le corde vocali non vibravano. La frequenza era molto elevata (le corde vocali non riescono a superare la frequenza di 1000-1200 Hz). Nonostante ciò Demetrio otteneva non uno, ma due fischi disarmonici, uno che da 6000 Hz scendeva di frequenza, e l’altro che da 3000 Hz saliva. Non si poteva supporre, quindi, che un fischio fosse l’armonico superiore dell’altro. Constatai anche l’emissione di tre fischi simultanei»

6) Diplofonie e triplofonie. La ricerca di Stratos si concentrava anche su cose come queste. Era un artista che lavorava instancabilmente sulla propria tecnica. L’opera è sempre superiore al suo artefice. Posso riservare la mia ammirazione anche all’opera di un artista pusillanime. Ma il rispetto lo riservo solo agli artisti che ci credono. Stratos ci credeva.

7) I dischi degli Area. Li ho riascoltati tutti in questi giorni. Sembrava li avessero composti la mattina stessa. Nonostante gli orpelli dell’impegno politico e la vetustà ideologica di certi passaggi. Una freschezza compositiva, una libertà, la serietà del gioco. Gioia e rivoluzione proprio.

8) Quando nel 2006 uscì il mio primo libro volevo intitolarlo “Lo spettacolo della merce umana”, rubando il verso di una canzone degli Area. L’editore non volle. Alla fine quel verso lo misi in esergo.

9) “Ora sono in povertà / Ora in ricchezza / Desiderio paura libertà / Bisogno di chiarezza / Nella polvere un rifugio ripara dall’offesa / Un ritiro per chi teme il nemico e la resa”. La bellezza di questi versi (tra l’altro tra i pochi scritti proprio da Stratos).

10) Qualche giorno fa ho ripescato su YouTube un documentario su Demetrio Stratos, “Suonare la voce”. Epoca anni Settanta. Mi fa morire l’accento di Stratos quando parla anziché cantare. Gli esce questa parlata sporca, un po’ polentona. E l’entusiasmo con cui parla del suo lavoro, delle tecniche della voce, della sua arte, come un ragazzino che ti racconta della partita di pallone fatta con gli amici. Proprio un tenero ragazzo, in fondo.

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