Due o cento cose che so di Roma

Roma. Scriverne e saperne. “Mo’ te racconto Roma” (Bordeaux edizioni) di Umberto Magni.

Cosa si cela nella fontana di Trevi e nella vicina chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio? Che cosa è la buca dello spione? Qual è la storia dell’obelisco di Piazza San Pietro? E l’elefantino (pulcino) della Minerva?

Tanti sono i quesiti che avvolgono gli angoli più nascosti e le facciate più visibili di Roma. Poca cosa saperle? Non diremmo. No. Anche se oggi le guide aneddotiche sulla città sembrano sormontate da guide più funzionali: funzionali all’emozione, al conteggio, alla lista, al catalogo.

E va bene ma è lecito domandarsi: dov’era quello che fino al 1883 è stato l’ippodromo della città? Quella del Pasquino era l’unica statua parlante di Roma? E le altre cinque che a volte discutevano tra loro? e dove compaiono – secondo la leggenda – tutti quei fantasmi già altre volte avvistati in città (Beatrice Cenci, Donna Olimpia, Targhini e Montanari)…? E può un impocco di fogna diventare una macchina della verità?

Magni (Umberto, nipote di Luigi, Giggi – il regista di romanità storiche in salsa allegra) disegna undici passeggiate attraverso curiosità e leggende note più o memo (a volte meno) della Città Eterna, suddivise in tappe per un totale di oltre cento curiosità.

Questa la sintesi di un libro su Roma finalmente utile nella sua aneddotica. Quella degli scontri tra Michelangelo e Raffaello, Bernini e Borromini e i misteri che “nascondono” opere d’arte e monumenti. Un po’ era ora di tornare allo spirito di “a Roma si racconta che”.




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