Enrico Berlinguer, francescano

Enrico Berlinguer, francescano è la sintesi con cui estraiamo dal volume di Pietro Folena (“Enrico e Francesco, pensieri lunghi”
seguito da “I ragazzi di Berlinguer” e “L’evaporazione” – raccolti e riediti per Castelvecchi editore) un brano che cerca di portare a dialogo il pensiero del grande statista Enrico Berlinguer e di papa Francesco (lateralmente nel richiamo al santo omonimo) sul tema qui dell’ambientalismo.

2. L’ambiente e la specie umana
Laudato si’, l’enciclica di Francesco del 24 maggio 2015, è una sorta di “manifesto” del nuovo pontificato. Ha al centro l’ecologia integrale, la consapevolezza che l’uomo non può proporsi di dominare il creato. Il discorso di Enrico al Teatro Eliseo nel gennaio del 1977, in un’epoca in cui la sinistra e tutte le forze politiche erano industrialiste, e mosse dalla convinzione delle “magnifiche e progressive sorti”, è un radicale cambiamento di punto di vista del Pci, che poi si accentuerà fino al discorso a noi, giovani comunisti a congresso, nel 1982 e all’intervista su 1984 di George Orwell.

ENRICO. Per noi l’austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato.

L’austerità non è oggi un mero strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa e il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali.

Quando poniamo l’obiettivo di una programmazione dello sviluppo che abbia come fine l’elevazione dell’uomo nella sua essenza umana e sociale, non come mero individuo contrapposto ai suoi simili; quando poniamo l’obiettivo del superamento di modelli di consumo e di comportamento ispirati a un esasperato individualismo;

quando poniamo l’obiettivo di andare oltre l’appagamento di esigenze materiali artificiosamente indotte, e anche
oltre il soddisfacimento, negli attuali modi irrazionali, costosi, alienanti e, per giunta, socialmente discriminatori, di bisogni pur essenziali; quando poniamo l’obiettivo della piena uguaglianza e dell’effettiva liberazione della donna, che è oggi uno dei più grandi temi della vita nazionale, e non solo di essa;

quando poniamo l’obiettivo di una partecipazione dei lavoratori e dei cittadini al controllo delle aziende, dell’economia, dello Stato;

quando poniamo l’obiettivo di una solidarietà e di una cooperazione internazionale, che porti a una ridistribuzione della ricchezza su scala mondiale;

quando poniamo obiettivi di tal genere, che cos’altro facciamo se non proporre forme di vita e rapporti fra gli uomini e fra gli Stati più solidali, più sociali, più umani, e dunque tali che escono dal quadro e dalla logica del capitalismo?

FRANCESCO. Cresce un’ecologia superficiale o apparente che consolida un certo intorpidimento e una spensierata irresponsabilità. Come spesso accade in epoche di profonde crisi, che richiedono decisioni coraggiose, siamo tentati di pensare che quanto sta succedendo non è certo. Se guardiamo in modo superficiale, al di là di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo.




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