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Fabio Galluccio, autore ed amico ci ha lasciato. All’improvviso. Un rapporto di amicizia  e di colleganza ci legava. Le nostre strade si sono incrociate ai reciproci esordi. Per me narrativo per lui saggistico. Qui un articolo di Zenone Sovilla che di quella esperienza fu animatore e compagno lo ricorda con parole esatte e partecipi a cui mi lego e che condivido ringraziandolo di poterne fare uso. (Roberto Carvelli)

La notizia della scomparsa di Fabio Galluccio mi ha colto impreparato. Non ci sentivamo da qualche anno, ognuno alle prese con una vita densa di impegni. Ma lo seguivo a distanza, ogni tanto ci siamo mandati un saluto.

Era sempre lui, quel Fabio che mi scrisse un email nel gennaio o febbraio del 2000 perché aveva scoperto in Internet il sito da me appena lanciato, Nonluoghi, uno spazio per riflettere sulla crisi della rappresentanza democratica e sul ruolo depotenziato dei media per attivare circuiti di partecipazione critica.

Fabio mi propose, in particolare, un articolo storico e successivamente un contributo critico sulla situazione politica italiana, in pieno berlusconismo.
Per lungo tempo tenne la rubrica “Le Berluscate” che radiografava la pochezza e la gravità dell’evoluzione politica nazionale dopo Tangentopoli. Un’analisi severa, onesta, spietata.

Su questa stessa falsariga Fabio, che aveva un bagaglio politico nei territori del socialismo liberale italiano (Gobetti, Ernesto Rossi, Giustizia e libertà…), era coraggiosamente critico sulla reinterpretazione nazionale del fascismo nel dopoguerra, sulle facili amnistie e amnesie, sulla banalizzazione delle responsabilità di quella ideologia e di quel sistema politico negli orrori di cui fu ispiratore e complice dei nazisti.

Quando confidai a alcuni amici il mio desiderio di dare a Nonluoghi anche l’anima di una piccola casa editrice di libri, Fabio fu tra i primi a incoraggiarmi e a mettersi a disposizione.
Eravamo un gruppo di persone, ognuna impegnata in attività intellettuali diverse, che condividevano la passione politica e il desiderio di studiare e divulgare idee democratiche, socialiste, libertarie. Un paio di volte l’anno si organizzavano momenti di confronto su queste tematiche. Uno di noi proponeva un’analisi introduttiva e poi si discuteva.

Gli incontri di Nonluoghi si tennero sulle Dolomiti, sul lago di Bolsena, a Bagnaia in Toscana (ospiti di una comune anarchica), a Porretta Terme, a Roma. Di Bolsena ricordo nitidamente una scena memorabile, quando Fabio, durante una discussione, additò una partecipante che tendeva a minimizzare i rischi del berlusconismo e delle connesse operazioni di sdoganamento ideologico a destra: “Signora mia, la casa brucia! La casa brucia! Ma di che cosa stiamo parlando?”.

Attorno a Nonluoghi e ai vari incontri c’erano Alberto Castelli, Roberto Carvelli, Pietro Frigato, in un’occasione venne il professor Nino Recupero, Luka Zanoni, Nando Sigona, Emiliano Sbaraglia, Fabio Galluccio e molti altri.
Quando nel 2002 si trattò di pensare ai primi titoli delle nascenti Nonluoghi libere edizioni, buona parte del lavoro era già fatto: eravamo noi.

Così Fabio mi propose di scrivere un libro che diventerà il best seller della casa editrice: “I lager in Italia. La memoria sepolta nei 200 luoghi di deportazione fascisti”. Era l’argomento di articoli che Fabio aveva già scritto per il sito un paio d’anni prima.
Il tema era esplosivo, una vera e propria rimozione storica nel nome degli “italiani brava gente”. Una memoria fino ad allora affidata a qualche volenteroso ricercatore locale, che indagava le vicende di questo o quel luogo di deportazione. Ma nessuno che avesse restituito la globalità e le dimensioni della tragica vicenda delle deportazioni fasciste.

Un animo sensibile come quello di Fabio, con il suo anelito di giustizia, non poteva non farsi trascinare, invece, dalla voglia di sapere, di indagare, di mettere a nudo e di gridare una verità taciuta o deformata.
Aveva girato l’Italia per vedere con i propri occhi quei luoghi della segregazione fascista di ebrei, stranieri, oppositori politici, nomadi.
Campi costruiti ad hoc (la minoranza) o creati all’interno di ville, conventi e altri edifici. Un arcipelago dell’orrore fascista.
Scrisse Fabio nel primo articolo che pubblicammo online su Nonluoghi nel 2000: “Mi auguro non tanto di vedere pubblicata la mia ricerca, quanto di riuscire a far sì che questi luoghi e questa pagina tragica del nostro Paese siano ricordati per prima cosa dagli abitanti di quelle città che non sanno nulla e anche dai turisti che visiteranno questi posti bellissimi, perché conoscere quello che si è stati, serve anche per costruire un Paese, speriamo migliore e a nulla vale cancellare con un colpo di spugna la storia, con il rassicurante motto “italiani, brava gente”.
La sua ricerca fu pubblicata e quel libro (ora scaricabile liberamente dal sito Nonluoghi.info) diventò anche uno straordinario legame intellettuale fra me e Fabio. Ci lavorammo a distanza diversi mesi. Io mi occupavo delle varie fasi del lavoro editoriale, fino alla pre-stampa. Quindi ci confrontammo su tutto: editing sul testo, impaginazione, font e corpo del carattere, grafica di copertina, testo della quarta, scelta delle fotografie, ricerca di documenti storici… Una grande avventura che vivemmo insieme, sia pure a distanza.
Poi fu emozionante rendersi conto che il libro di Fabio stava lasciando il segno. Che molti erano colpiti da quel tema e da quell’autore che aveva tolto il velo di una rimozione storica nazionale.

Fu bello e emozionante presentarlo alla stampa estera, a Roma, grazie al collega francese Eric Joszef, era l’ottobre del 2002; con Fabio venne anche Giuseppe Tamburrano, noto storico e pensatore socialista, all’epoca presidente della Fondazione Pietro Nenni.

Ne parlarono molti quotidiani e periodici anche di primo piano, “I lager in Italia” fu raccontato in radio, in altri media. Fabio avviò un tour infinito di presentazioni in tutta Italia, non so quante centinaia ne abbia fatte, ma davvero molte molte: nelle librerie, nei Comuni, nelle scuole, nei caffè letterari. E ogni volta la platea restava colpita da quella scomoda verità e dalla limpida eloquenza con cui l’autore riferiva i fatti e traeva le conclusioni.

Compresa la richiesta agli enti pubblici e privati di assumersi l’impegno di ricordare, almeno con una targa, quei luoghi del dolore.
Per anni Fabio ha proseguito intensamente la sua opera di divulgazione sui lager fascisti. Nel frattempo alcuni storici di professione produssero interessanti lavori sull’argomento. La rimozione stava venendo meno, per fortuna.

Successivamente Fabio pubblicò un altro paio di volumi con Nonluoghi: “Non potevi fare altrimenti. Valentina Monti Ferrarini, una vita per la democrazia”, dedicato a una donna coraggiosa, antifascista, e “Gli ultimi giorni di Prodi”, pagine di indignazione sull’autolesionismo politico italiano.

Anche nella sua professione di manager Fabio portava il suo spirito democratico e la sua sensibilità umana: non è un caso se in Telecom si occupava di diversità e inclusione nel posto di lavoro.
Nel podcast che trovate in questa pagina ritroverete la voce di Fabio e riconoscerete la sensibilità e il trasporto civile e politico di una grande persona che ci ha lasciati davvero troppo presto.

[nella foto, Fabio Galluccio a uno degli incontri di Nonluoghi, al lago di Bolsena, nel 2005; la foto di sfondo: stand di Nonluoghi al Salone del libro di Torino nel 2004; più tardi gli incontri di Nonluoghi si sono trasformati nelle “Camminate partigiane”, momenti di analisi e dibattito storico e politico che si tengono ogni anno sulle Dolomiti bellunesi]

Qui il file originale con gli audio.