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Estraiamo un brano da “Di asini e di boschi. Il mio ritorno al selvatico” di Alfio Scandurra con Elisa Cozzarini, da poco uscito per Ediciclo editore. Un’incursione nel selvatico passando per l’amicizia con un asino, Fiocco.

La prima volta che sono entrato in un bosco con Fiocco è stato salendo da Maniago verso il Passo de la Crous (della Croce, in italiano), per raggiungere la fontana di Bosplans in Valcellina.

Sono luoghi che, in seguito, avremmo attraversato tante altre volte. Qui il
sentiero sale ripido. Ci si lascia velocemente alle spalle la steppa dei magredi, ci si inoltra in un bosco misto, con le piante tipiche di bassa quota, e valicato il passo ci si immette in una vasta faggeta, fatta di alberi molto alti e fitti.

Fiocco avanzava attento e guardingo. Mi accorgevo che non riconosceva i rumori, non trovava cibo, era disorientato in questo spazio mai visto. Lui cercava di decifrare suoni, odori, presenze estranee tendendo le
orecchie, aguzzando la vista, annusando l’aria.

Ma in uno spazio aperto avrebbe potuto individuare le fonti dei rumori, far spaziare lontano lo sguardo e tranquillizzarsi.

Nel bosco non riusciva ad avere tutto sotto controllo. Questo lo inquietava e lo faceva accelerare.

Non aveva paura, ma voleva allontanarsi al più presto per mettersi in una situazione dove poteva sentirsi al sicuro. In più, per lui stare nel bosco non aveva senso, perché non trovava cibo.

Con il tempo abbiamo attraversato tanti boschi e Fiocco ha imparato che non c’è bisogno di stare sempre all’erta. Gli asini ricordano tutto, fare esperienza di ambienti diversi serve loro a essere più preparati e in grado di superare eventuali ostacoli.

Ma di certo il bosco non è l’ambiente che predilige e infatti accelera il passo. Per lui si tratta di andare da un punto dove ha trovato erbetta da brucare a uno dove ricomincerà a brucare.

Mi addentro nel bosco e sento di essere all’interno di una cosa viva, di
un ecosistema che respira come un unico organismo.

Se in un solo grande albero scorre un flusso enorme di energia vitale, la quantità di linfa che si muove in una foresta è immensa.

Mi rilasso appoggiando la schiena al tronco di un grande albero.
Ricevo una sensazione di pace e calma.

La velocità e la fretta per il bosco sono concetti inesistenti.

Quando so che dovremo trovare un posto dove
passare la notte nel bosco, cerco una radura tra gli
alberi, che vada bene per me e per lui.