Foliage alla romana

Ci sono parole che rischiano di inquinare la tranquilla sobrietà di un eloquio tradizionale gettando sconcerto nei non amanti del neologismo e dei prestiti da altre lingue. Foliage si candida ad essere quella di quest’anno. Sarà per sua natura stagionale (documenta, in inglese, il passaggio di colore degli alberi caducifoglie) ma fa già il suo roboante effetto risonanza e copia. La celebriamo con timidezza. In foto. E con una citazione da uno dei racconti dell’ultima raccolta di Rossella Milone.



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“Tutte le mattine, dopo aver fatto tappa al bagno, raggiungevo la finestra che si stagliava al sesto piano del nostro palazzo, alzavo la persiana, mi allacciavo la cintura della vestaglia, forse sbadigliavo, e guardavo giù, il parco. Tutte le mattine era intatto come la trama di un tappeto, coi verdi e i gialli colpiti dalla luce, una luce brillante”. Sono delle righe tratte da “Questione di spazio” uno dei bei racconti de “Il silenzio del lottatore” (minimum fax) di Rossella Milone. Un libro che rinverdisce per convinzione profonda, quasi per religione, la grandezza universale che ha il testo breve. Una sontuosità semplice ma germinativa perché pensata per funzionare. Un seme, una pianta. Cosa che spesso solleva, per leggerezza, il romanzo da una simile efficacia creaturale. Ma non si può fare di tutte le piante un fascio.




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Da un seme, una pianta e, per audace associazione, con una pianta le sue ripetute stagioni. Umorali e pittoriche. Quelle a cui dedichiamo la carrellata mélange di questo servizio a immagini.