Gira a Torpigna la ruota della slow life

Gira a Torpigna la ruota della slow life. Quella dei pedali e delle due ruote che leggiamo in in questo testo estratto dal ricchissimo itinerario editoriale uscito per la Ediciclo e scritto da Mattia Fiorillo (titolo: “La ciclovia del Grab di Roma. Il grande raccordo anulare delle bici dalla città antica alla street art”). L’autore riesce a restituirci tutta l’urbanità street art della nuova Roma che si prepara a santificare la dotazione di un raccordo anulare per raggi e pedali. Il GRAB.


Quello che sembrava incredibile sta per diventare una realtà inattesa e la Ediciclo si candida a offrirne in anticipo un breviario a due ruote. Il libro ha una efficace struttura a percorsi facilmente realizzabili. La cui scrittura non è banale e, pur non mancando di essere quello che pretende di essere – una guida a due ruote, appunto -, non si accontenta dell’espressione più sciatta, del monumento più noto. La street art la fa da padrona con diverse immagini e trattazioni che inseguono una loro completezza. Breve ma interessante la rassegna cinematografica scritta da Paola Gandolfi per non far mancare al volume la varietà delle trattazioni, anche se in assaggio.

Gli inserti storico-architettonici hanno una loro efficacia per scelta ed esaustività. Facendo sì che la guida possa bastare a se stessa. I quartieri padroni delle passeggiate pedalanti sono: Quadraro, Torpignattara, Tor Marancia, Appia. Le ville Ada e Borghese. Il Tevere e il Centro Sorico fanno da contrappunto a tanta perifericità inseguita nella modernità niuiorchese dell’Urbe.

Ma torniamo a Torpignattara di cui vi offriamo un estratto dal libro per la cui pubblicazione ringraziamo autore ed editore.




2. Il GRAB e i quartieri della street art romana

Il Quadraro e Torpignattara
Partenza: Arco di Travertino – Metro A
Arrivo: Ponte Mammolo – Metro B
Lunghezza: 11 km
Difficoltà: il percorso, secondo segmento del GRAB, alterna tranquilli tratti in sede protetta ad altri in cui non c’è alternativa alla coabitazione col traffico; in genere le aree rese meno accoglienti dalla presenza delle macchine sono anchequelle dove c’è meno da vedere: approfittate per tenere gli occhi vigili sulla strada.
Note particolari: il fondo stradale è in prevalenza asfaltato; lo sterrato, dove c’è, è di buona qualità.
Connessioni col trasporto pubblico su ferro: Metro A, Metro B, Metro C, FL2, tram 19.




Porta d’accesso a due itinerari della street art, questa pedalata parte dal punto in cui si era interrotta la precedente: la fermata Metro A, Arco di Travertino. Prima di tracciare il percorso è utile fornire qualche informazione in più su questa manifestazione espressiva – l’arte del muro – che ha cominciato a interloquire con la città e può essere apprezzata quasi solo da quanti per muoversi usano le gambe: dal finestrino di un’auto o dalla visiera di plastica di un casco la visione è radicalmente stravolta. Lungo il tracciato principale del GRAB vedremo solo alcuni murales. Per addentrarsi in questi nuovi musei ci sono tre itinerari ad hoc: il no 7 (che si percorre partendo dal no 1) e il no 8 e il no 9 (due deviazioni di questo percorso).




Introduzione alla street art

Si vede Roma molto prima di visitarla: cinema, televisione, pittura, letteratura e – perché no – cartoline. Difficile viverla per la prima volta, anche se è davvero la prima. Non sembra esserci spazio per la serendipity nella Città Eterna; non sembra, ma c’è. Stendhal, nelle sue Passeggiate Romane, avverte: “Al viaggiatore direi: arrivando a Roma, non si lasci convincere da nessun consiglio, non compri alcun libro”. Nascondete ora colpevolmente questa guida, ma fatevi forza, pensando che Stendhal non avrebbe comunque deviato quanto voi dal percorso canonico: per lui un muro dipinto significava una sola cosa, l’affresco; e delle figure femminili negli affreschi del Domenichino, in San Luigi dei Francesi, dice: “mancano un po’ di quella nobile grazia…”.

La grazia, la bellezza lì dove dovrebbe mancare, che ci sorprende nella street art capitolina: potremmo forse affermare che la magia dell’arte del muro, dei murales, sta nella sorpresa; non sta nell’andare a cercarli come fossero in una galleria d’arte, ma nell’incontrarli per caso e rimanerne spiazzati; trovare una città che si riappropria di spazi brutti, inestetici, e li trasforma. La casualità, l’incontro occasionale, fa guardare al contesto urbano in modo diverso. Se non siete di Roma è quasi impossibile che vi imbattiate per caso nei murales di Tor Marancia (itinerario no 7), Torpignattara (no 9) o del Quadraro (no 8). E anche se siete di Roma è difficile che capitiate qui: molti romani non sanno nemmeno dove sia il Quadraro. E allora tirate fuori senza più vergogna la vostra guida e fatevi accompagnare nei progetti di Torpignattara, di Big city life a Tor Marancia o di M.U.Ro. al Quadraro.

Stendhal vi perdonerà per non aver seguito il suo consiglio, se condividerete con lui il “livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati”. Questa, per lo scrittore francese, la causa del suo camminare “temendo di cadere” uscendo dalla chiesa di Santa Croce a Firenze. La cosiddetta “sindrome di Stendhal” (tachicardia, confusione, vertigini) che lo colpì durante il Grand Tour del 1817, origina al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specie se compresse in spazi limitati. Qui stiamo invece parlando di capolavori a cielo aperto, dove, combinando a piacere le parole usate da Stendhal, il sentimento, l’arte, l’emozione si incontrano con “la sensazione celeste”, con il cielo vero e proprio. Pareti enormi, e piene (qui si può parlare di concentrazione, compressione) nella larga e altrimenti spoglia Via di Tor Marancia: come si legge sul sito del progetto (bigcitylife.it), si possono prenotare visite guidate o camminare liberamente nel complesso al civico 63, ma “attenzione ai giardini, altrimenti ve la vedrete con la signora Piera.

Se sarete fortunati invece incontrerete il signor Franco, che ha una voce incredibile, nel caso chiedetegli una strofa di ‘Bolsena’, è una sua canzone, tutti gli artisti la sanno a memoria”. Arte contemporanea nata dunque a braccetto con la contemporaneità dei quartieri popolari: grande umanità, ma anche situazioni di degrado. Coffee-break, il murale più alto di Roma (oltre 30 metri, facciata di un palazzo di Torpigna), del duo polacco che va sotto il nome di Etam Cru, unisce queste due dimensioni: un uomo spunta da un bidone della spazzatura, assonnato, con il coperchio in testa, noncurante. Non giudica, non sembra turbato dal contesto: guarda lontano, ma forse non guarda nulla in particolare. Il senso maggiormente stimolato, con gli occhi ancora appannati, sembra l’olfatto, a cogliere il ricciolo di fumo che sale dalla sua tazza di caffè. Ora, adoperiamo la vista.

Guardando l’ingresso della stazione si scorge a destra, oltre un cancello, l’inizio di un vialetto ciclopedonale che conduce all’interno di un giardinetto pubblico. Si supera sulla destra, girandogli intorno, il grande ovale rosso dove ci sono i giochi dei bimbi e si esce dalla parte opposta superando un cancello che dà su via Anzio, strada tranquilla e davvero poco trafficata. In fondo a via Anzio si vedono gli archi dell’Acquedotto Felice e non potrete non notare due cartelli che indicano una pista ciclabile fantasma. Non fidatevi, e all’incrocio con via Frascati girate a destra.

Villa Gordiani

Villa Gordiani

C’è tanto traffico e dunque, fortunatamente solo per poche decine di metri, fate molta attenzione seguendo il flusso delle auto, infilandovi sotto l’arco e girando immediatamente ancora alla vostra destra in Via dell’Acquedotto Felice (0,6 km). Qui vicino iniziano ben due nuovi itinerari: Tor Fiscale-Acquedotti (no 6) e il giro piedi+bici dei murales del Quadraro (no 8).

Il nostro itinerario, dopo 300 metri di Via dell’Acquedotto Felice, gira a sinistra in Via del Quadraretto che, percorsi pochi metri, prosegue solo per i pedoni oltre un passaggio a zig-zag. Grazie a questa stradina stiamo sottopassando le due linee ferroviarie che dividono Tor Fiscale e Quadraretto, e sbuchiamo in via Lucio Mario Perpetuo. Si va a sinistra e poi si segue la strada che piega verso destra. Quasi al termine della curva vediamo a sinistra il sottopassaggio di via Tuscolana e i murales che danno il benvenuto agli ospiti. Da qui in avanti, attraversando il Quadraro Vecchio, incontrate tantissimi dipinti sul muro. Per curiosare con più tranquillità vi suggeriamo però di seguire il percorso no 8 (magari a piedi e con maggiore lentezza) dove sono riportate anche le informazioni su questa borgata, una delle poche sopravvissute al boom del cemento del dopoguerra.




Usciti dal tunnel, si percorre a destra Via dei Lentuli (in fondo c’è la fermata Metro A, Porta Furba-Quadraro della linea Anagnina-Battistini) e poi si imbocca la seconda a sinistra, Via dei Quintili, altra stradina tranquilla che va percorsa sino in fondo, senza deviazioni, anche scavalcando l’incrocio semaforizzato (km 2,4) di Via degli Angeli. Quando le case basse a destra e sinistra lasciano il posto agli alberi vuol dire che Via dei Quintili sta diventando via Camillo Manfroni.

Sempre andando dritti entriamo in piazza Giuseppe Cardinali e rispettando i sensi unici svoltiamo a sinistra e subito a destra in largo Raffaele Pettazzoni. Appare davanti agli occhi l’Acquedotto Alessandrino: lo puntiamo e ai suoi piedi entriamo nella rotonda.

In questo preciso punto inizia l’itinerario no° 9: i murales di Torpignattara. Peraltro già vediamo sulla parete esterna della Bocciofila Pertini un anticipo di quanto offre questa deviazione artistica. Se invece proseguiamo verso Ponte Mammolo, tenendoci sul margine destro della carreggiata vediamo come a un certo punto, poco prima degli archi, ci sia l’apertura per salire sul marciapiede e immettersi in una ciclopedonale senza segnaletica. Giriamo a destra tenendo l’acquedotto sulla sinistra, e separati dalle auto andiamo dritti fin dove è possibile sfruttando questa breve oasi di tranquillità.

Al termine del marciapiede vediamo la targa stradale utile per proseguire: via Angelo Berardi. Sterziamo a sinistra. Ci incanaliamo assieme alle auto per raggiungere un’altra consolare romana: la Casilina. Usciti da via Berardi possiamo girare a destra stando sul marciapiede bello largo della Casilina per i pochi metri che permettono di arrivare illesi al semaforo (siamo a circa 4 km dallo start). Dobbiamo attraversare la Casilina e poi svoltare a destra (stavolta il marciapiede è obbligatorio, dal momento che in questo caso andare contromano è altamente sconsigliato). Peraltro il marciapiede ci spinge a entrare nel cortile della parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro dove ci sono sia il Mausoleo di Elena sia le catacombe intitolate ai due martiri perseguitati da Diocleziano.