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Il “management” al femminile

Il “management” al femminile. Dal libro di Emma “Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano” (Laterza), una lezione di attenzione al genere che guarda al futuro.

È noto che le donne nei ruoli manageriali siano una minoranza pressoché in tutto il mondo. E se invece scrivessi che non è vero, che moltissime donne sono delle grandi manager che mantengono in piedi sistemi a volte complessissimi? Forse non verrei creduta. O forse sì. E indovinate perché?
Adesso che siamo rifluiti in questo spazio domestico con le nostre vite “normali” in stand by, è facile capire dove noi donne esercitiamo la nostra “leadership”: fra le quattro mura.

Quello che io scrivo Emma che è una blogger, fumettista, ingegnera e femminista francese lo racconta in un libro a fumetti recentemente edito in Italia da Laterza dal titolo “Bastava Chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano”.

Avevo conosciuto Emma e il suo blog (emmaclit.com) grazie a Giulia Siverio che ne aveva parlato nel suo blog su Il Post nel 2017.


Finalmente, tre anni dopo, il libro uscito in Francia e che raccoglieva i fumetti più salienti del blog, è arrivato anche in Italia e in questo momento mi sembra un libro essenziale. Perché noi donne siamo tutte chiuse in casa e non possiamo sfuggire a questo obbligato “management” che per le donne lavoratrici attualmente in “smart working” è un vero tour de force.
L’argomento è stato recentemente affrontato in questo articolo apparso su In Genere.  “Bastava chiedere” va letto proprio adesso perché ci troverà tutti più ricettivi, donne e uomini. Preparatevi a ridere perché se il tema è serio la declinazione di Emma è arguta e brillante, sì è divertente. Non è una “lagna” malgrado i temi ma una rappresentazione puntuale della realtà. Per cui non c’è vittimismo ma un forte desiderio di far vedere le cose come sono al di sotto di pregiudizi che toccano tanto gli uomini quanto le donne.

Pregiudizi che fanno dire agli uomini “ma non è vero! Io aiuto in casa” e alle donne “non è vero! Il mio partner mi aiuta in casa!”. Ma è sul concetto di “aiuto” che Emma fa cadere il velo di Maya: no, non bastava chiedere per ottenere aiuto.

Le donne non devono essere aiutate perché le donne non sono le naturali detentrici dell’intera mole di lavori domestici, di cura, di gestione della burocrazia di casa. No, le donne non hanno una particolare attitudine ad avere l’inventario della casa in testa (alzi la mano chi non ha mai dovuto rispondere alla classica domanda “dove si trova X o Y?” rivolta da un partner, un fratello, un padre?). Le donne semplicemente vengono “allenate” fin da piccole a questo ruolo mentre gli uomini in linea di massima no.

Quanto questo squilibrio pesa sul futuro di entrambi i generi? Moltissimo e tutti lo sappiamo.

Ma ancora. Emma non parla solo di questo. Emma parla dei commenti inopportuni e non richiesti sul fisico e sull’abbigliamento che le donne subiscono in strada, a scuola, sul posto di lavoro.

In una costante molestia che è un rumore di fondo a cui le donne si abituano fin da bambine studiando tutte le strategie per parare i colpi e sopravvivere in questo clima di libertà opacizzata. Di tutto questo, quello che è emerso con il movimento “Mee too” è solo la punta di un iceberg.
Sotto c’è un’enormità di comportamenti disfunzionali che ci hanno portato fin qui. Emma ha la sua ricetta: cambiamo il modo di educare i nostri bambini (il futuro della nostra società) e continuiamo a parlarne. Con positività e propositività.




Abruzzese ma ormai romana trapiantata anche se sempre pronta a partire e ripartire si è laureata in storia a Bologna con tesi sul femminismo. Gli studi di genere sono, in definitiva, il suo tema naturale.