Le tumbas dell’Acattolico

State senza pensieri ma fate un bel giro all’Acattolico con il bellissimo libro di Cees Nooteboom “Tumbas” (Iperborea).





C’è modo e modo di morire. C’è ad esempio un modo romantico che ha una sua efficacia e uno decadente che si difende. Hanno entrambi storia e letteratura alle terga. Questo dona loro un certo qual sorriso. Se si può sorridere in casi come questo.

Potendo scegliere meglio non morire, è chiaro. Ma siccome un po’ tocca a tutti, meglio tardi certo, e poi in gloria.

Ecco, a Roma la gloria delle sepolture spetta al Cimitero inglese, o degli inglesi o Acattolico che dir si voglia. La ragione è che si tratta con Pere Lachaise, Montparnasse e Recoleta di uno dei più suggestivi al mondo.

La ragione è nella posizione e soprattutto nel palmares degli inumati. In questo caso si passa da Keats a Gramsci senza imbarazzi. Uno assiepato sull’altro attendono fiori di fans o sassi a seconda delle tradizioni: a poche persone è concesso tanto in vita e in morte. Dunque buon per loro è maleppeggio per noi.

Tanti hanno sognato questa sublime sepoltura pochi sono gli inumati recenti: Gianni Borgna, Amelia Rosselli, Dario Bellezza per dire. Il cimitero, bello in sé tutto a declinare intorno alla Piramide Cestia, è una meta prediletta per stranieri e per romani. Sembra un giardino di marmo più che un cimitero dove alberi piante fiori e pietra creano un concerto di bellezza senza tristezza. Lo ha capito Cees Nooteboom. Il suo prestigioso libro uscito per Iperborea dal titolo “Tumbas. Tombe di poeti e pensatori” si presta ad essere registrato tra le idee che chiunque avrebbe voluto avere prima di lui. Ma l’idea non è solo originale, è anche molto bene svolta merito della prosa poetica dello scrittore olandese, della sua sensibilità lieve come viene richiesto alla terra che va a coprire la bara. Nella sua rassegna di famose sepolture c’è la capacità di definire attorno a un’idea una sinfonia con movimenti solo apparentemente monocordi.

“Chi giace nella tomba di un poeta?” Inizia così col domandarsi Nooteboom. E risponde:” in ogni caso non il poeta, questo è sicuro. Il poeta è morto, altrimenti non avrebbe una tomba. Ma chi è morto non si trova più da nessuna parte, nemmeno nella propria tomba. Le tombe sono ambigue: custodiscono qualcosa e non custodiscono niente”. ma poi spiega lo scrittore olandese che c’è una differenza con la tomba dei poeti i poeti continuano a parlare a volte si ripetono e parlano anche ai non nati a chi non viveva quando hanno scritto quel che hanno scritto. “Portiamo fiori a nessuno” radicalizzazione Nooteboom. E ne fa un tema di irrazionalità. “C’è ancora qualcosa che vogliamo dai morti”. Ecco questo qualcosa è il tema della passeggiata al giardino di marmi e cipressi dell’Acattolico. “Scrivere” scrive l’olandese “è mortalità rinviata” il riflette sulla poesia e sulla capacità di sigillare con la cera del lettore. La tomba, spiega, è un archetipo femminile come tutto ciò che accoglie e che abbraccia: questione di terra, femminile.

La sua rassegna cimiteriale non può mancare il nostro cimitero romano lo fa con Gregory Corso con il figlio di Goethe con Shelley con Keats, con il figlio di von Humboldt. Con Petr Sarov. Lo fa attraverso le bellissime fotografie di Simone Sassen che rendono prezioso il volume della già preziosa casa editrice Iperborea a cui va tutta la nostra riconoscenza per questa e altre restituzioni talvolta rare. Lo fa attraverso Nootebbom nel rispetto dell’assenza, lo fa contemperando la presenza ma senza fanatismo con ammirazione ed accoglienza facendo delle sue parole terra.

Andateci una mattina qualsiasi e prendetevi tutto il tempo necessario. Verificate gli orari e siate sicuri che questo ritaglio della vostra giornata abbia un ritmo necessariamente dissipato, che ci sia spazio per raccogliere tutta la quiete di questa stipatissima collina di pietre. E da qui fate fiorire il vostro sentimento universale che riesce a leggere al di là di quella pietra e di quel nome scolpito un futuro al di là.

Verrebbe da dire, in fondo, che la morte non è un evento ma un corso di preparazione che dura un po’ tutta la vita: una visita al cimitero Acattolico e la lettura di questo libro possono essere un viatico per un lento, per carità anche lentissimo, accompagnamento. In fondo anche la vita è una visita che tutti ci auguriamo lunga.

Postilla. Al “Cimitero Acattolico” è dedicata una guida di Alessandro Rubinetti per Iacobelli ben illustrata. Può essere un buon (ulteriore) viatico – va senza dirlo più completo perché mirato all’accompagno – alla visita. Ma non privatevi della tavola ottica venduta dal cimitero stesso senza la quale la visita è comunque troppo casuale. Per quanto il testo sia diviso per quadranti.

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