Mammut in Pianura Padana

“La vita segreta dei mammut in Pianura Padana” è il nuovo intenso (anche geograficamente – da come si intuisce da questa anticipazione di cui ringraziamo autore ed editore) libro di Davide Bregola che è appena uscito da Avagliano editore.



In questo immenso tavolo essiccatore d’estate fa troppo caldo. Tepore umido, canicola a ondate invisibili. Dà fastidio e fa sudare. Anche a stare fermi si suda e il cuore inizia a soffiare veloce, come se avesse fretta.

Basta l’ombra di un albero per mettersi sotto distesi e socchiudere gli occhi. Da lì ascoltare il microrumore della terra e del cielo. A occhi chiusi si può vedere di tutto: una botola si apre su stanze profumate al borotalco, letti altissimi dalle testiere in metallo sbalzato, amorini e ornamenti floreali in finta madreperla fanno bella mostra di sé sulle madie della cucina.

Le vecchie case coloniche hanno ancora residui bellici nascosti nel solaio, pavimenti sconnessi, fessure larghe un dito da cui spiare in silenzio. Sono case che respirano, a differenza delle dimore in cemento armato che qua e là le rimpiazzano. Zanzare così grosse e pasciute che a spiaccicarne una si ricevono stimmate rosse sulla mano.

Quando si è piccoli è permesso gironzolare tutto il giorno tra campi e fossi, costruire arco e frecce con ramoscelli flessibili, andare in giro con una retina per acchiappare farfalle. Quando si è bambini gli adulti non ti lasciano alzare dal letto se di notte scappano i vitelli o partorisce una vacca. Da grandi invece si è visto tutto quel liquido opalescente che esce dalle viscere della mucca seguito da secchiate di sangue.




E ancora: odore di erba tagliata che diventa fieno, sentieri segreti tra le canne di meliga, presenze notturne, sussurri flebili. Tutta la nebbia della cattiva stagione è la conseguenza dell’afa sopportata in estate, quando il letto diventa un forno ed è più gradevole passare la notte seduti sugli scalini di casa.

Davide Bregola

Davide Bregola

A occhi chiusi si può vedere di tutto: l’amico che, da bravo body artist inconsapevole, prende una lametta e inizia a tagliuzzarsi il braccio incidendo il nome della sua bella nella carne. Un altro amico, con gli spilli intinti nell’inchiostro si fa disegni marinareschi senza sapere bene cosa stanno a significare.




C’è il salnitro sui muri delle vecchie case. Lo si raccoglie nella carta di giornale e si fa una bomba rudimentale dall’effetto scintillante; magari si usa come ravvivante del fuoco per smaltire il cellofan delle serre in cui si coltivano meloni.

I sadici più incalliti hanno il coraggio di prendere i gattini appena nati, li mettono dentro la borsa in nylon della Coop e li gettano nel fiume. La domenica prendono un coniglio dalla gabbia, lo appendono al muro con la testa in giù e gli danno un colpo secco sul collo, spezzandogli l’osso. Con un taglio netto del coltello affilato zwirt! tolgono la pelle e rimane un corpo nudo, pieno di venuzze azzurre: sembra il figlio di Eraserhead.




Il caldo è insopportabile, d’estate, e adesso ancora di più per colpa della fascia d’ozono assottigliata, dicono. L’inverno è devastato dall’umidità delle nebbie e allora, visto che gli occhi acquistano una dimestichezza con quel muro di vapore invalicabile, si va ugualmente in giro per locali mentre i genitori si rinchiudono nella Casa del Popolo ristrutturata o in vecchie scuole elementari a norma di sicurezza e giocano per ore alla tombola.

I bar sono tutti convenzionati con l’Arci e i prezzi sono sempre più bassi che in città. All’interno del locale si trovano veri e propri cimeli del passato: ranghinatori, zappe, aratri in miniatura riutilizzati che diventano attaccapanni, sculture appese al muro, soprammobili.

La radio del paese trasmette senza nessun problema un disco di Liscio e l’ultima sonorità venuta da chissà dove. Dalle stazioni radio del tablet esce lo stesso suono di cinquant’anni fa e l’ultima canzone di moda. I ragazzi in piazza parlano del masterizzatore e del file da scompattare per riuscire a guardare il deep internet, alla faccia della legalità.




Per giorni si è parlato della tabella dei veleni di nuova concezione per la campagna, della soia transgenica e del libro Essere Digitali di Negroponte considerato una vera e propria bibbia in questo nostro XXI secolo in cui tutto scorre e passa senza lasciare traccia.

Un amico che lavora in vetreria a Copparo ha atteso la tredicesima per comperare la parabola digitale. Ora arriva con file video registrati da un canale arabo che trasmette telefilm in lingua originale e, guarda caso, qualche frase inizia a capirla perché ci sono ragazzi arabi che lavorano in una campagna qui vicino e qualcosa traducono. Stessa cosa succede coi sikh e i film indiani sembrano i nuovi d’essai del momento.