Mariagiorgia Ulbar al Cimitero Acattolico

Mariagiorgia Ulbar al Cimitero Acattolico nei versi della raccolta “Gli eroi sono gli eroi” appena uscita da marcos y marcos (che ringraziamo).




La poesia della Ulbar se non è di viaggio – per quanto sia pure popolata di luoghi come nei versi che citiamo in seguito, dedicati a Roma (la sezione è “Gita sul confine” da cui capiamo che i viaggi sono liminari) – segue in ogni caso un tracciato, una via.
Nel movimento, sembra dirci, è la risposta: “Sono solo un uomo piccolo/ mi rimetterò in cammino”. Dopo i viaggi arrivano pure i “Mi lascia insoddisfatta la montagna”. E anche i “Qui, mi fermai, mi piacque” arrivano solo al prezzo di nuovi viaggi “perché fermi stanno solo i morti”. E serve andare “sul fondo, sulla sabbia”. Oppure “Il futuro è sotto terra / grotta, caverna, forra”: da qualche parte, insomma, bisogna andare. Persino nel chiuso delle stanze si intravede un movimento che va verso le cose. Persone e luoghi sembrano apparire e scomparire con un parallelo carsismo.
Meglio tornare indietro, allora, come al bivio di Frost: “Torno dove termina la strada / dove resta solo il bivio”.

La grandezza – più che la bellezza – ha una gravità, un ingombro, un peso, persino quella degli “eroi” che finiscono nelle tasche. Le soluzioni né le ambizioni sono leggere e da fermo.
“Ero una cercatrice di disturbi / io cercavo l’oro dei difficili” ammette la poetessa.
“Io voglio su di me le colpe” invoca la Ulbar che non è disponibile a sconti di pena né a facili soluzioni: quelle che spengono i piccoli incendi delle sigarette in un bicchiere d’acqua e i grandi con uno spruzzo di canadair.
Le semplificazioni non appartengono a questa poesia che non cerca però immagini complesse anche se “è tutto un simbolo qui” e immaginiamo che serva la capacità di saperli decifrare. “Un filo rosso manca che unisca me al resto”: eccolo il tracciato. Ambizioso.
(Roberto Carvelli)

Leggiamo insieme una poesia dedicata a uno dei luoghi più belli di Roma.

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Sui sentieri stretti del cimitero inglese
a Roma, si sentiva quell’odore
di bosso e del muschio sulle pietre.
Camminare anche qui con una mappa
Tra morti sotto terra e steli stese.
A destra, dritto, poi a sinistra, parlano
un’altra lingua i custodi dell’ingresso:
andare di là, in un luogo dove entri
e non sai capire cosa dicono.
Curiosamente immaginiamo che
oltre il cancello sia tutto diverso
e magari è solo una panchina
appena erosa all’ombra di un cipresso.

Mariagiorgia Ulbar da “Gli eroi sono gli eroi” – marcos y marcos

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Mariagiorgia Ulbar è nata a Teramo, ha vissuto a lungo a Bologna e ora vive tra Roma e l’Abruzzo. Insegna e traduce dal tedesco e dall’inglese. Ha pubblicato la raccolta poetica “I fiori dolci e le foglie velenose” (Maremmi, Firenze 2012), la silloge “Su pietre tagliate e smosse” all’interno dell’Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, Milano 2012), le plaquette illustrate in edizione limitata “Osnabrück” e “Transcontinentale” (Collana Isola, Bologna 2013) e le prime nove cartoline del progetto autoprodotto Poste/Poesie oltre a “Bestiario” (Nervi, 2015) di cui qui abbiamo citato dei versi. Ha fondato la Collana Isola, che pubblica libriccini di poesia e illustrazione di autori contemporanei. Collabora al progetto di poesia e fotografia Il tempo qui non vale niente, che si sviluppa on line al sito lightpo.tumblr.com. Vincitrice del Premio Dessì 2015 e finalista al premio Metauro 2015.