Nessuna paura è un ectoplasma!

Nessuna paura è un ectoplasma! Fantasioso, per giunta. Lettura animata del “Rapporto sugli ectoplasmi animali di Buenos Aires” di Roque Larraquy uscito in Italia per Gallucci HD (i disegni sono di Diego Ontivero).




Che cos’è un ectoplasma? Chiediamolo a wikipedia che così lo annuncia:

Ectoplasma (dal greco antico ἐκτός (ektòs, fuori) e πλάσμα (plasma, lett. ciò che ha forma) è un termine adottato per la prima volta da Ernst Haeckel nel 1873, per indicare lo strato esterno e più denso del citoplasma cellulare. Il primo ad usare questo termine nel campo della parapsicologia e dello spiritismo fu il premio Nobel Charles Richet (1850-1935). Il termine ectoplasma indica una sostanza di natura sconosciuta, che secondo i fautori delle teorie paranormali uscirebbe dal corpo di alcuni medium in stato di trance e che spesso si materializzerebbe in figure visibili. Esso rappresenterebbe pertanto la forma corporea fluida nella quale talvolta si materializzano gli spiriti o le entità spirituali.

Il resto potete leggerlo da soli, qui.

Ma che un ectoplasma possa essere detto altrimenti ce lo mostra questo fantasioso frutto del realismo magico latinoamericano contemporaneo. Un po’ fotografia e un po’ spettralità.

E noi vi segnaliamo dal libro di Roque Larraquy “Rapporto sugli ectoplasmi animali di Buenos Aires” (coi disegni di Diego Ontivero) come un ectoplasma possa essere un cane, Federico. O la rana viva le cui zampette escono dalle narici del dottor Fairy. O la scimmia albina scappata da una nave all’ancora nel porto di Montevideo il 31 dicembre 1939.

Gli ectoplasmi sono tanti nel libro infilati in un racconto frammentario. Ci sono quelli che ti osservano dal bagno della caffetteria Richmond. L’orologio a cucù con l’uccellino che canta le ore nella sala del Palazzo del Pollo al Minuto o i piccioni che muoiono contro i cavi elettrici di Plaza Miserere. E dentro c’è la storia incancellabile (da cancellare) dell’Argentina brutta. Come la tradizione letteraria (bella) che ancora trasuda ectografie vitalissime e vere.

E il libro è pieno di ectografie. E, in fondo, ectografie lo sono pure i disegni di Diego Ontivero.

C’è bisogno di realtà ma anche di realtà magica. E per fortuna ce n’è.