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Estraiamo un brano dal nuovo libro scritto da Peppe Millanta. La rotta delle nuvole. Piccole bussole per sognatori testardi che esce per Ediciclo.

Gli inglesi hanno dichiarato Suva capitale delle Fiji appena tre anni prima, soppiantando la precedente Levuka per via della profondità dei fondali del suo golfo che meglio permette l’attracco di grandi navi mercantili utili per accaparrarsi l’ottimo legno di sandalo presente nell’arcipelago.

Le proteste degli abitanti del villaggio di Suva per la costruzione del porto vengono facilmente e “democraticamente” smorzate trasferendo l’intera comunità tre miglia più a sud, in un villaggio chiamato pomposamente Nuova Suva e che viene presto dimenticato.

Ebbene dentro quella nave, in quel giorno del 1885, c’è un uomo, che probabilmente non sa nulla né di Suva, né di Nuova Suva, né di tutta quella questione del legno di sandalo. Rimane dentro la sua cabina durante le rumorose manovre di attracco.

Ha abiti eleganti. Distinti. Mette in ordine le sue ultime cose. Poi, a ormeggio avvenuto, si mette in fila insieme agli altri passeggeri, pronto a scendere.

Quelli che arrivano per la prima volta a Suva li riconosci, perché li vedi subito andare con lo sguardo verso gli enormi boschi di sandalo. Non fanno altro che guardare in quella direzione.

Sbarcano, e gli occhi si posano su quel verde sterminato. E per un attimo in quel verde si perdono, come se non fossero più lì. C’è chi si perde contando le gocce di sudore che verserà, chi contando i soldi che riuscirà ad accumulare, chi immaginando una nuova vita in un posto che non conosce ancora i suoi vizi e i suoi peccati.

Si tratta di un attimo solo, minuscolo, ma è lì che capisci che quella è la loro prima volta a Suva.

Paziente, l’uomo aspetta sul piccolo ponticello mobile che unisce l’imbarcazione con il molo. Gli altri viaggiatori via via scendono, uno alla volta, e tutti si perdono per un istante in quel verde, ognuno finalmente solo nel suo attimo.

Quando è il suo turno, l’uomo mostra il suo documento alle autorità, fa un sorriso di circostanza, si volta e copre gli ultimi tre passi della scaletta.

Poggia a terra il primo piede. E poi il secondo. E non appena si mette in equilibrio su entrambe le gambe fa qualcosa di totalmente inaspettato: prende un bel respiro e alza la testa verso il cielo, dimenticandosi del legno di sandalo, del verde e di tutto ciò che gli sta intorno.