Ode alla donna romana

Un tributo alla bellezza dell’intelligenza. Alla bellezza e all’intelligenza. Romane.



“Ma chi era Metis? E perché Zeus l’aveva sbranata dopo averla messa incinta? Metis è una di quelle divinità su cui noi moderni non dovremmo stancarci di riflettere. Il suo nome, da cui derivano termini che in greco antico hanno sempre a che fare con il pensiero e l’intelligenza, quella stessa intelligenza di Prometeo (ossia colui che letteralmente ha metis preventiva, pro-metis), apre una sfera semantica oggi difficilmente rielaborabile. Si tratta dell’Intelligenza Astuta, o meglio: l’Astuzia dell’Intelligenza. Metis è la capacità intellettuale di superare ostacoli, aggirandoli. La capacità femminile di annientare il nemico utilizzandone la forza”.

Ci si perdoni la lunga citazione, la laterale prolusione tratta da un libro che consigliamo sicuramente “Le lacrime degli eroi” di Matteo Nucci (Einaudi) ma oggi volevamo tentare di parlarvi della donna romana. O meglio della femminilità a Roma.

Volevamo tentare di raccontarvi il o un prototipo di femminilità romana. Va detto in premessa – una tarda premessa visto che stiamo già avanti nel racconto – che Roma spesso fa coincidere nelle sue creature femminili bellezza e intelligenza. O, per dirlo altrimenti, scaltrezza. In qualche caso non priva le sue donne della forza. O forse le incoraggia ad averla.

Roma è una giungla – lo disse bene Fellini che aveva fatto penzolare un seduttore paffuto cupido, sceicco bianco, sopra una facile preda provinciale e trasognata – una donna romana lo sa e sa come difendersene. L’amore a Roma ha bisogno di paracaduti.

Il più sicuro per un atterraggio morbido è proprio la scaltrezza. Sicuro vuol dire protetto. Morbido sta per aperto alle fughe senza inseguimenti braccanti. Roma non è nuova alle violenze di genere. Un machismo spesso servito in salsa gladiatoria o littoria ha insegnato alle sue amazzoni le contromisure della furbizia.

Per questo ci piace sposare intellettualmente questo doppio binario. E vogliamo lodare questa tenerezza sorvegliata delle figlie della lupa – sia detto qui senza ideologia – che dispone carinerie e comandi, queruli “amò” e improvvisi bronci o scosse d’ira. Il tutto fuor di attesa e senza passività. Sorprese che dovremmo apprezzare o capire. Dati cause e pretesto.