Pei vicoli di Roma camminavamo abbracciati

Inizia a collaborare con l’inedito “Pei vicoli di Roma camminavamo abbracciati” il poeta Claudio Damiani, a cui va il nostro benvenuto (la redazione).

Pei vicoli di Roma camminavamo abbracciati
era una notte umida e risuonavano le tue risa
battevamo i piedi sui sampietrini e urtavamo
contro colonne e spigoli, ogni tanto entravamo
dentro una bettola a bere vino rosso, e uscivamo
cantando a squarciagola, ci osservavano spiriti
antichi e ombre si assiepavano intorno
e noi ad ognuno facevamo un cenno e ognuno
ci rispondeva con un saluto, parlavamo
tutte le lingue, e i nostri piedi toccavano
tutte le pietre, risuonavano i lastrici
dei nostri passi, camminavamo su strati
d’ere e di vite, fanciulle si recavano al tempio
e noi seguivamo ogni corteo di anime,
fiammelle avevano dentro le mani giunte,
la città era addormentata, abbandonata,
a certi trivi ci fermavamo immobili
o davanti a edicole o a frammenti incastonati
come pietre preziose dentro un magma bollente.
Gli archi si aprivano in varchi
che ci facevano passare,
i vicoli erano cunicoli
sempre più stretti che a volte finivano
in un balcone come un belvedere sospeso.
Sotto di noi la grande città brulicava,
un esercito di lumini come le stelle del cielo.
Giungemmo alfine davanti a un grande albero
che aveva rami come braccia ordinate
come una figura regale coronata
di foglie d’oro sonanti, ciocche distribuite
equamente dall’uno all’altro lato,
tutto ciò che era dentro era fuori
e tutto ch’era fuori era dentro,
io mi misi da un lato, e tu dall’altro
io tenevo in una mano un ramo
e tu dall’altra parte tenevi nella tua mano
l’altro ramo.

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*Claudio Damiani è nato nel 1957 a San Giovanni Rotondo, ha vissuto a Roma e ora a Rignano. È stato tra i fondatori della rivista letteraria “Braci” (1980-84).Ha pubblicato le raccolte poetiche “Fraturno” (Abete, 1987), “La mia casa” (Pegaso, 1994, Premio Dario Bellezza), “La miniera” (Fazi, 1997, Premio Metauro), “Eroi” (Fazi, 2000, Premio Aleramo, Premio Montale, Premio Frascati), “Attorno al fuoco” (Avagliano, 2006, finalista Premio Viareggio, Premio Mario Luzi, Premio Violani Landi, Premio Unione Scrittori), “Sognando Li Po” (Marietti, 2008, Premio Lerici Pea), “Il fico sulla fortezza” (Fazi, 2012, Premio Arenzano, Premio Camaiore, Premio Brancati, finalista vincitore Premio Dessì, Premio Elena Violani Landi) e “Ode al monte Soratte”, con nove disegni di Giuseppe Salvatori, Fuorilinea. Ha curato i volumi: ” Orazio, Arte poetica” (Fazi, 1995) e “Le più belle poesie di Trilussa” (Mondadori, 2000).