Prime amicizie

Prime amicizie da Bio con foto III di Marina Mizzau, tratto dal nuovo numero de l’immaginazione (Manni), il 311.

Passo dalle foto di famiglia, a quelle della ex bambina, diventata ragazzina. Squadra di pallacanestro. La prima foto pubblica mi vede in mezzo a coetanee in posa durante una partita di pallacanestro. Belle ragazze bolognesi, diceva il titolo dell’articoletto, che accennava alle glorie delle giovani cestiste.

Le altre erano un po’ più grandi di età, più alte e robuste. Io sono vicino a Giusi dal Fosso. Non so come avessi fatto a conquistare quella posizione, mi piaceva Giusi, era per me fonte di ammirazione e attrazione, non ricambiata, almeno così credevo.

Più tardi mi chiederò le ragioni di tanto entusiasmo; le trovavo nel suo corpo scattante, nel gesto di scostare i lunghi capelli biondi, con un colpo secco della testa, nella eleganza anche con il grembiule scolastico che lasciava semiaperto, così da mostrare le gonne diritte e aderenti e i pullover di negozi di lusso, nella sua risata coinvolgente (oggi penso che fosse un po’ sguaiata) ma soprattutto nella sua indifferenza nei miei confronti.

Volevo conquistarla e mi dimostravo goffa e quasi impaurita e quando mi rivolgevo a lei parlavo in modo affrettato, o a voce troppo bassa, o mi sforzavo di dire cose spiritose che lei non coglieva. A volte mi sembrava che mi prendesse in giro.

Volevo essere come lei, amavo anche i ragazzi che frequentava. O li invidiavo per la loro consuetudine con il mio idolo?
Poi c’è Pinella la mia amica di sempre, e già allora, nella foto, vedo il suo bel visetto serio e un po’ severo. O sono io che la vedo così adesso, dopo tanti, tanti anni. Allora mi hai giudicato male, Pinella, e in qualche modo mi hai messa al bando, scomparendo dalla mia vita.

Ma c’è stato un fraintendimento, o una mia distrazione, mi piacerebbe spiegarti e anche chiederti perdono. Allora non pensavo alle tue reazioni come non pensavo alle reazioni degli altri. Non avevo voluto nessuno al mio matrimonio, e quindi neanche te, solo perché non credevo a quel matrimonio, al matrimonio, remavo contro, ma con tanti che remavano con me.

E perché ho sposato un uomo da cui già mi stavo allontanando? Forse perché credevo che mia madre e mio padre, o altri, se lo aspettassero. Ma allora pensavi alle ragioni degli altri, mi diresti tu. Erano tempi di contestazione, l’inizio, primi anni Sessanta, io contestavo ma non capivo fino in fondo cosa, cosa ci si potesse concedere senza violare i principi (Pinuccia, perché non hai capito quanto ero fragile, più di te, che hai saputo fare luce nelle confusioni tra noi e quello che gli altri volevano da noi?).

Però anche tu sei stata ingiusta nel non volermi dare la possibilità di parlarci; hai evitato per anni ogni mio tentativo, come se non volessi accantonare il tuo rancore. Dopo più di cinquant’anni non mi perdoni? Non puoi pensare che la vita mi, ci ha cambiato?

Allora, no, forse un po’ prima, parlo dell’adolescenza, adoravo fare dello sport, con spirito competitivo e una buona dose di esibizionismo.

Soffrivo se dovevo saltare un allenamento.
Una volta capitò perché mia madre era in ospedale e io sentivo il dovere, e anche il desiderio urgente di vederla e di parlarle.




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