Verità dal mondo

Verità dal mondo perlustrato da Daniele Rielli in “Storie dal mondo nuovo” che esce per i tipi Adelphi.




E’ possibile attraversare l’Alto Adige come fosse un concetto geografico? Stazionare al centro del Transatlantico parlamentare cercando di ricostruire un’etnomorfologia del parlamentare e delle sue untuose o scaltre propaggini? Prender parte a una parata londinese di startupper tutti pitch e storytelling assediati da venture capitalist?

Si può mimetizzarsi in una felpa con cappuccio per seguire di notte un writer? Intervistare gli scrittori rivelazione Yelena Akhtiorskaya in quel di Little Odessa, il quartiere anglo-cirillico di South Brooklyn, o Gary Shteyngart nell’Upper East Side? Sì, sono tutti sì. Tutti e tutto è in questo libro di inchieste di un giornalista giovane e talentuoso, Daniele Rielli (“Storie dal mondo nuovo”), che ora esce per l’altera cattedrale dell’Adelphi senza essere costretto a rinunciare a un gergo facondo ma allegrone.

Il clima in Transatlantico – scrive ad esempio Rielli – è intriso di quella convivialità ostentatamente paracula caratteristica dei ritrovi di chi in fondo ha svoltato. Che si vinca o si perda nella partita politica, rimane il fatto indubitabile che qui dentro c’è solo gente che nella vita ha vinto, e non fa molto per nasconderlo”.

L’ironia gronda ma pagina dopo pagina c’è tempo di detergerla con l’impressione granitica che l’autore ci ha portato in un posto dove sta per accadere o è accaduto qualcosa che non ci possiamo perdere. Fosse pure il trono da selfie di Games of Thrones, una spiaggia in Montenegro o una tag in un’officina abbandonata nel reggiano. Eppure, ed è questo il bello, non s’incrina la convinzione che sì, “la vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti”.