Sciascia racconta un pre-reddito di cittadinanza

Esce per Henry Beyle Mezza paga un articolo di Leonardo Sciascia su un un pre-reddito di cittadinanza.

Il tema del reddito di cittadinanza non è nuovo alla pubblicistica. Se ne trova menzione anche in un curioso articolo-racconto scritto da Leonardo Sciascia, e ora, meritoriamente ristampato per i tipi curatissimi cartotecnicamente di Henry Beyle. “Mezza paga” è la storia di Carmelo Miccichè, in arte Carmelino, uno sfortunato orfano di padre nato a Caltanissetta il 10 marzo 1898 e poi destinato a un crescendo che lo vede prima “caruso” in miniera di zolfo, ferroviere, brigadiere per arrivare a un trionfo culturale e sociale come avvocato e politico. Fu poi fascista e antifascista -cosa chiedere di più a un italiano.

E per essere italiano fino in fondo, sentirlo dire: “Tutti gli italiani, diceva Carmelino, -e scriveva Sciascia in “Mezza paga”- dovevano avere una mezza paga: dalla culla alla tomba”. Il tema welfare molto Nord europeo conosce così delle premesse sicule. Il manifesto del costituito partito Pace e progresso, per Carmelino che lo tenne a battesimo, doveva fondarsi sull’abbinata mezza paga per disoccupati e intera per i lavoratori. Due misure per due condizioni.
Micciché C. ha lasciato persino in libri le sue tesi e quando Sciascia ne scrive viene da pensare a una surreale invenzione di vite e opere degna del migliore Pontiggia. E invece, se si va a controllare i suddetti volumi sono realmente usciti (l’editore nissene, ad esempio li ristampa ancora nel 1963 anche se risalgono agli inizi degli anni ’50). E a detta di L.S. conterrebbero “affermazioni e intuizioni che senz’altro possiamo dire mirabili”. Insomma, stropicciatevi gli occhi, è tutto vero e documentato.

In questo momento in cui non si parla d’altro che di reddito di cittadinanza è quanto mai attuale rileggere questo libello del grande scrittore di Racalmuto uscito primariamente su “La Stampa” il 1 maggio del 1977 (forse in concomitanza con la festa dei lavoratori) e riflettere su quanto la proposta carmeliniana possa essere accolta come plausibile. E se salomonica la misura della metà.

Di certo -propagande o contropropagande a parte- il reddito minimo garantito non è nuovo nel panorama giuslavoristico europeo. Germania e Gran Bretagna -ma non solo loro- propongono possibilità di lavoro per i loro cittadini sfidandoli al rinserimento qualora inoccupati tramite corsi di formazione e aggiornamento e usano la misura di un sussidio per scandire i tempi di mancanza di opportunità dei due tipi.

Per tornare a questo emerito ripescaggio della Henry Beyle di Milano e a Sciascia, nel 1977 lo scrittore aveva già pubblicato (e ne era già stato tratto un film) “Todo modo” (forse il suo libro della svolta politica -se mai vi fu separazione di temi nella sua opera- che prelude all’inizio della carriera politica con l’elezione nel 1975 liste Pci, secondo per preferenze dopo Occhetto, per distaccarsi dallo stesso partito nel 1977 per poi approdare ai Radicali nel ’79).

E se Sciascia conclude la sua biografia letteraria di C.M. “sia gloria a Carmelino” si può dire che la sua fine sia arrivata con il giusto plauso, in effetti, oggi che questa proposta di salario a metà circola con insiestenza tra i banchi parlamentari ricordandoci che Thomas Paine e Joseph Charlier hanno avuto decine d’anni dopo, a Caltanissetta, un loro emulo. Il resto è storia. E futuro.




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