Un incontro nel bosco

Un incontro nel bosco da Salita al Lago padre di Guido Cavalli (Manni).

Un incontro nel bosco

Poco distante tra i rami una voce.

«Quanto è cresciuto in mille anni il bosco.
Ricordo quando la valle del Bràtica
era giovane: piccoli castagni
le radici immergevano al torrente
per gettare più in alto nuove foglie.
Lassù, nel cielo aperto del crinale
l’aquila fisso occhieggiava, cerchiando
in volo la sua preda, e su tutto
il suo acuto e azzurro vuoto suono».

Il tempo che precede la parola
è un sogno nella mente degli dèi.
Non lo desidero nemmeno, sai?
Mentre vorrei aver vissuto il tempo
quando non c’erano dèi ma animali
a custodire questi verdi boschi.

«Il tempo che tu dici, senza cantici,
è l’illusione triste degli uomini.
Per parlarvi di noi sono sgorgate
dalla gola dei tordi e lo stormire
d’alterne foglie sui rami di faggio
queste parole che andiamo intonando.
Dietro, c’è il tempo che le ha generate
ma non è vuoto d’echi e di cadenze…»

Mi vuoi confondere, mi vuoi far credere
che c’è un linguaggio per parlarci, no.
Il castagneto infestato di rovi
non può ospitare epifanie ermetiche,
accoppiamenti ibridi o celesti
generazioni ormai, ma fradiciume
di frutti e foglie, irraccolti, sepolti
sotto un sudario di felci preistoriche.

«È vero, oramai siamo scomparsi.
Restano solo fossili parole.
E questo cielo che al vuoto le porge,
come figure passeggere, voci
che affiorano e dissolvono attraverso
il nitido discorso di una musica
che non puoi dire cosa significa
ma c’è un ricordo che guida il tuo ascolto,
che chiama ancora più in alto lo sguardo:
non vedi, i prati bianchi del crinale?»

Ricordami dei prati e poi dei cardi
bianchi e della fontana che sgorgava
proprio laggiù, ricordami la casa
dei padri che non ho mai onorato,
io nato senza forza né radice,
cosa resta da dire, da cercare?

«Cerca, ragazzo, attraversando i boschi,
cerca quei pochi che ti sono pari.
Sambuco amaro e rovo di more,
felce antica e corteccia di castagno,
erba limona e poi malva selvatica,
cerca la via per ritornare al tempo
quand’eri bella creatura verde
in mezzo al campo di fiori odorosi.
Giocavi assieme ai compagni immortali
a piegare al vento, a guardare il sole,
ad essere nuda fiammata umana,
ad essere una cosa ancora acerba
come tutte le cose vere al mondo.

da Guido Cavalli, Salita al Lago Padre

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