Il concetto “Quadraro”

Il concetto “Quadraro” spiegato a chi ancora non lo conosce.





Via dei Lentuli, Quadraro, Roma, Italia. A sinistra l’autunno, tardo. A destra la primavera, incerta. Un giorno di pioggia e nuvole e, a spartiacque, il giallo “foglie morte” e il rigoglio dell’indecifrabile stagione sempreverde. Ecco l’immagine del non più mezze stagioni. Al Quadraro. Quartiere con suoi confini precisi che fa venire in mente la omelia delle scuole medie. Confina a nord con…a sud con… E ci sono segni precisi. Via Tuscolana che scorre lì a sinistra, oltre il giallo, poco più su. Ma poi via degli Angeli, via Columella. Non c’è pericolo da queste parti di annessioni, né il rischio di una Grande Tuscolana come di una Grande Serbia o di una Grande Germania persino nella divisione dei municipi: qui VI, di là X.

Poi il Quadraro sotto la neve. La mia come altre case a un piano cielo terra imbiancate di neve. Le impronte del mio gatto Google che guarda attorno a sé il primo bianco della sua vita felina. Forse – nome omen – starà realizzando un suo doodle celebrativo. In ogni caso il Quadraro è in questi scatti tra la modernità hipster e graffitara e la dolcezza di quei tramonti visti dall’alto di una casa di un amico che inquadra in lontananza l’acquedotto. Gli angoli squadrati delle vie e i piccoli spazi angusti dei negozi o delle serrande che conservano i ferri del mestiere di chi si arrabatta la vita con i mestieri. La caserma dei carabinieri – passata agli onori della cronaca – le strade senza marciapiede protette da una specie di guardrail salva-pedoni.




Il Quadraro è piccolo e piccolo, si sa, è per definizione bello. Di un bello talvolta triste ma sempre orgoglioso. L’orgoglio è noto, quello del rastrellamento che lo ha reso quartiere a medaglia d’oro del valore. Vivervi – e io, modestamente lo vissi (per dirla parafrasando Totò) – fa pensare a vivere in una pagina di storia. Storia triste che forse sopravvive in pochi ricordi ancora “viventi”. Al Quadraro ha dedicato un bel diario di viaggio personale Fernando Acitelli. Lo ha fatto sulla scorta della memoria e della vita del papà. “Sulla strada del padre” (Cavallo di Ferro) s’intitola questa ricognizione picara sui luoghi generativi della sua vita nella forma di un romanzo topografico. Un tributo personale pieno di sentimenti e strade.

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Scrive Acitelli (autore dell’indimenticato poema per figurine calcistiche La solitudine dell’ala destra): “Il Quadraro non è soltanto un quartiere, è uno stato d’animo”. E dissente su quei viaggi intellettuali – e da “ricchi” – in questa terra che pochi possono capire se non l’hanno vissuta. Acitelli l’ha vissuta, anche nelle parole del padre, e la racconta come una “linea difensiva uruguaiana”. Si attarda su due luoghi dell’anima: la fine di via dei Quintili (dalle parti di via Quinto Ortensio, per intenderci, verso la Madonnina), la Quinta Avenue come la ribattezza di questo quartiere, e via dei Pisoni che le maps di Google vi farebbero vedere in cima alla foto. Lo scrittore ci si perde a caccia di segni di presenza-assenza dei tempi di suo padre. Trova pochi cambiamenti e questa è la forza di questo piccolo agglomerato di case basse o bassissime in cui l’ascensore più che un orpello è un assurdo concettuale. “Le case intoccabili del Quadraro, quei villini di cui si coglie l’antica stabilità, la lesena definitiva, la carezza della prima mano d’intonaco, il pergolato che prende a distendersi su un lato senza finestre, a definire un orto, rifugio di quiete e di fresco”. Sono pagine belle quelle di questo libro traboccante di sentimenti come la fontanella in cui beve prima di lasciare il sagrato del quartiere verso via degli Angeli. Fermano un’idea dell’abitare in parte sopravvalutato di valore. La lotta dei confini, unico motivo del contendere (vero!), non è così a prova di alleanze. I dissidi per questioni di staccionata sono spesso punti fermi (o morti) di un contendere che definisce separazioni che neppure una riunione di condominio potrà sanare. E questo trascina in un pensiero di Romoli e Remi senza composizioni di sorta. Ma è vero che bisognerà trovare una pace oltre (senza) il coltello. Un accomodamento che sarà, però, una tregua armata.

 

In rete si trova un documentario anni Settanta che torna la nostalgia di Acitelli in immagini super8 che sono davvero un documento storico. Alla strada sterrata, al gioco in mezzo al nulla delle baracche. Al bisogno di considerazione forse di consolazione per parafrasare Dagerman.

Il Quadraro è cambiato da allora o sta cambiando – un bistrò, murales nel Giardino dei Ciliegi, oltre a quelli di via dei Lentuli e piazza dei Quintili ma il quartiere è ormai il quartiere della street art – ma nulla potrà far dimenticare la storia triste di quell’alba nazista e forse per qualcuno la penuria degli anni che seguirono. Nulla potrà togliergli quell’aria paesana, privarlo del senso maudite e un po’ malinconico, né fargli perdere l’orgoglio del colore rosso, l’idea di vivere – condividendoli – i principi di un’uguaglianza che per altri è sopravvalutata. Ma i risultati, a ben vedere, sono sotto gli occhi di tutti. Il Quadraro, come pochi altri quartieri romani, avrebbe bisogno di un vincolo che lo protegga per quello che è oggi. Un’oasi urbana con una specie a rischio di estinzione, da proteggere: un’architettura fatta di libertà monocellulare pianificata. Non la serialità dei villini a schiera che omologa il desiderio di indipendenza in un concetto-alveare in cui tu che compri hai l’impressione di aver scelto quello che, in definitiva, ti ha scelto. O, peggio, comprato.

Da fare
Una cena o un aperitivo da Grandma bistrot – via dei Corneli, 25 – tel. 377 2649540
Una cena (alla buona) da YamYam – via dei Lentuli, 20/22 – tel. 06 763652
Una pizza al Grottino da Ferretti – via Cincinnato, 46 – tel. 06 765015
Un panino all’alimentari Lattanzi, via dei Quintili, 18-20
Una cena (più sofisticata) di pesce da Cru.dop – via Tuscolana, 898 – tel. 06 76909916
Una serata da Officina Via Libera www.officinavialibera.it