La scuola al tramonto

Questo raccontino è uscito su www.accattone.org. Lo ripubblico così come uscito.


 

Si sta come sui banchi gli studenti. Ed è subito maturità. Poi tu lavori o continui a studiare: quello che capita coi soldi che c’hai. Con quelli che ti danno o che hai messo da parte coi regali delle comunioni, delle cresime – ecco il vantaggio competitivo della fede sull’ateismo – o con i regali dei compleanni, quelli della maturità.




E invecchi. Tu e pure la scuola. E sì, pure la scuola invecchia. Specie se è pubblica. Si scrosta l’intonaco come la pelle di chi è stato al mare, al sole per troppo tempo, con o senza protezioni, e rimane lì a prendere altro sole. Ma, Gli dispiace, i soldi non ci sono. E aspetta, la scuola. E pure tu che ci passi davanti aspetti di vederla come te la ricordavi. Senza quelle screpolature. Ma non succede. E passano gli anni. Anni di transenne, di ingressi laterali, di messe in sicurezza come dicono. Ma la scuola: sempre al sole. L’eritema si allarga, i professori e i presidi protestano. Inutilmente. I genitori manifestano, gli studenti scioperano. Senza risultato. 




E tu lavori e invecchi sotto il sole e sotto la pioggia. E passi dalla Tuscolana e ti chiedi. Era rossa? La scuola era davvero rossa anni fa? Ma mentre ti fai questa domanda l’ustione continua ad allargarsi. La domanda ora è: la chiazza si allarga, o sbaglio? Ma la risposta si misura con il perimetro delle transenne e del nastro california. L’effetto caldo-freddo, pioggia-sole allarga la desquamazione e la scuola rischia di diventare bianca da rossa che era. Si nota di più ora che è il tramonto. Ma l’effetto non è positivo. Bianca o rossa che sia, bianca o rossa che fosse la tua scuola, quella istituzione inalienabile, sacra, inossidabile non ti sembra più tale. Quel partenone dei tuoi sette anni non ha neppure lontanamente quella solidità che pareva avere allora. E non ti vengano a dire che è un problema di prospettive o di memoria.