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Nuove localizzazioni da Covid19

Il Covid19 ci ha portato a rivedere la misura dello spazio oltre a quella del tempo. Esiti.

Da quanto tempo non usiamo un geolocalizzatore? Da quanto non andiamo da qui a lì? E ritorno?

Da quando lo spazio della nostra interazione ha trovato i confini spesso angusti della casa?

Oltre alla categoria tempo sembra essere quella dello spazio – meno annotata e intercettata – quella più colpita dalle misure anti-Covid19.

Cosa sta e dove sta. Tutta la ricerca si sposta nella planimetria domestica.

Oggetti si trovano dove non si pensava. L’immaginario della casa ha trovato nella alta frequentazione nuove dimensioni. Come una strada che s’intasa, una autostrada che si congestiona, una tangenziale da bollino nero.

Tutto si sposta nelle mura della casa. Dove sono gli occhiali? Sono stato qui con la tazzina del caffè? Il telecomando l’ultima volta dove l’abbiamo visto?

La nostra capacità di movimento e di azione si concentra in metricubi definiti. Il Nostro Universo è ora una scatola – o una scatola di scatole – in cui facciamo movimenti predefiniti o – per troppa frequentazione – imprevisti.

Eccoli i luoghi del Coronavirus. Non più le strade, le piazze. Le case. Questo ci ricorderemo. La casa dove passammo la quarantena – e manca poco che la parola abbia una sua esatta etimologia.




Founder e direttore di "Perdersi a Roma" collabora con Il Messaggero, il venerdì e Nuova Ecologia. Ha pubblicato libri di prose, poesie e narrativa di viaggio tra cui "Letti" (Voland), "AmoRomaPerché" (Electa-Mondadori), "La gioia del vagare senza meta" (Ediciclo), "Fùcino" (Il Sirente) e "Il mondo nuovo" (Mimesis).