Persistenza degli antichi dèi nel Quartiere Trieste

Persistenza degli antichi dèi nel Quartiere Trieste, una fotopoesia di Dolce&Gentile.

© Vincenzo Gentile

PERSISTENZA DEGLI ANTICHI DÈI NEL QUARTIERE TRIESTE
di Giuseppe Dolce

Appena superato il Giulio Cesare,
dove corso Trieste e piazza Trento
si fondono, un palazzo al primo piano
s’apre in un ampio terrazzo coperto
in forma d’antro e l’edera che pende
dall’alto, che s’insinua, dona al luogo
un fascino selvaggio, quasi sacro.
Cancella mentalmente asfalto e macchine:
diresti che nell’edera e nel muschio
di quel terrazzo trasformato in antro
abbia trovato riparo una ninfa
scampata chissà come a tre millenni
di Storia e di coscienza d’Occidente.
Sì, in quell’antro, dietro la fermata
dell’autobus, la dolce ninfa vive.
E la signora in tuta da ginnastica
che porta a spasso il cane e al tempo stesso,
alle primissime luci dell’alba,
corre per conservarsi in forma avendo
da poco ritoccato labbra e zigomi,
non sembra forse una Diana incognita,
vergine dea della caccia e dei cani
che dà la morte a chi osa guardarla
nuda, ovvero senza trucco e tailleur?
Brilla il pianeta Venere all’aurora.
Tra l’antro e la fermata, Diana chiama
il cane che si attarda a liberarsi.
Cosa accadrebbe se la dea capisse
che la seguo, la osservo, la considero?
Sguinzaglierebbe il cane per sbranarmi.
Ma grazie a Zeus mi trovo sopra un autobus.
Il mezzo gira verso piazza Trento:
Diana e – ahimè – ninfa si dissolvono.




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