Port Said sostiene Gozzano

Port Said in un racconto di Gozzano (“Il martire vendicato”) ora raccolto in “Tutti i racconti” (Avagliano) in edizione curata da Flaminio Di Biagi.

Port_said_eglise_cophete © wikipedia

Port-Said: città singolare, sorta come per incanto tra l’Asia e l’Africa, sulle sabbie fulve, fra un cielo azzurro di vetrata e un mare d’ametista: porta dell’Occidente e dell’Oriente, miscela turbinosa di tutti i suoni, di tutti gli odori, di tutte le tinte: cenci luminosi di donne e di bimbi egizî, bianchezza di barracani, bagliori di uniformi europee, ingiurie, bestemmie arabe, spagnuole, francesi, maltesi, fruscî di sete, melopee arabe, lagni di flauto e di barduca… E strani edifizî a colori vivaci, a terrazze, a colonnette policrome e svelte.

E, su tutto, il fiato veemente del mare e del deserto, un profumo d’oleandro e di pesce fritto, di carogna e di essenza di rose.

La nave che ci portava verso il Sud, avrebbe sostato due giorni, per rifornirsi. Si era approdati da un’ora: io pellegrinavo in quella babilonia col dottore di bordo, famigliare del luogo, tempra d’artista inespresso e di scettico argutissimo.

Ci riposammo in un caffè egiziano, strano covo invaso dai venditori di bronzi cesellati e di pelli lavorate, visitato a quando a quando da una capra o da un dromedario, infestato da prosseneti elogianti la merce ad alta voce, in tutte le lingue.

Ero stanco e deluso; un liquore troppo forte dava la vertigine malinconica, non l’ebbrezza al mio cervello d’astemio. Passammo in un corridoio a grate intrecciate di convolvuli, riuscimmo in un cortile interno e là fu la calma improvvisa.

Era un patium moresco, ampio luminoso d’acque e di marmi; ricorreva intorno un colonnato a musaici, in mezzo era una vasca protetta da tre palme eccelse, sopra, teso come un velum quadrato, l’azzurro quasi nero del cielo d’Egitto.

Presso la vasca un gruppo d’ufficiali europei, di mercanti parsi faceva corona ad un tappeto immenso e sul tappeto, fra una suonatrice nubiana e un flautista arabo, danzavano due mime.




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