Franco Arminio

Franco Arminio è uno scrittore che ci piace. Ci piace la sua formula “paesologa”. Ci piace il suo andare per tracce brevi. Ci piace, infine, il suo essere partito da case editrici piccole senza perdere la dimensione del suo impegno civile. Del suo non (voler) essere commerciale. Ci siamo detti: beh a Roma ci sarà pur stato no? E cosa avrà significato per lui lasciare i paesi? Come applicare la sua paesologia a Roma? Con uno slittamento dal piccolo al grande e viceversa. Perdendo il senso delle proporzioni.





Un paesologo a Roma: che ci fa? Ti sembrerà inconsueto ma ho spesso pensato a come sia possibile adattare la tua paesologia alla flanerie romana e mi sono detto “sì, dipende dal tipo di sguardo”. Ma la risposta a questo punto sta a te…

Vengo a Roma dalla fine degli anni settanta. Direi che di media almeno una volta al mese. Ci cammino dentro con molto piacere. Cammino più a Roma che nei paesi. I paesi hanno vie corte.

Hai qualche ricordo di Roma?

Tanti dialoghi con tante belle persone, nessun cattivo ricordo. Ultimamente la trovo più faticosa. Diciamo che prima il mio viaggio a Roma era di tre giorni. Poi è sceso a due. Adesso di norma sto un solo giorno.

Un posto che ti piace, che non senti stridente con il bisogno di vuoto di cui si vestono i tuoi viaggi irpino-sannitici in luoghi in spopolamento?

Mi piace il centro dove non passano le macchine e dove non ci sono moltissimi turisti, gusti normali, direi.

C’è da lettore/scrittore una Roma che ami particolarmente, un libro o un autore?

Conosco tanti scrittori e critici che vivono a Roma. Penso con piacere a Emanuele Trevi, Andrea Cortellessa, Valerio Magrelli. Ma a Roma vivono tanti amici che fanno cose diverse, Rocco Papaleo a Fabrizio Barca. E poi c’è la mia amica Gloria Pomardi che da tanti anni mi accoglie nella sua casa. Davvero mi verrebbe voglia di citarne tanti. Ora mi accorgo che a Roma vive anche Pietrantonio Arminio, l’amico fratello che a Roma ha creato una casa museo.




Il blog di Franco Arminio.

vento forte tra

cartoline

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Franco Arminio: una mini antologia.

Da “Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia”

“Del resto, dire valdesi significa dire Europa, un’Europa calvinista tutt’ora lontana dalla Chiesona di Roma. In effetti Cristo non è nato a Roma e neppure a Frosinone.
… Andare in Val Germanasca non risolve niente come lo stazionare in Piazza di Spagna e forse entrambi i luoghi rilasciano una moderata dose di emozioni perché tutto è un po’ sfinito, logorato dallo stare in un pianeta troppo affollato e in cui tutti siamo zavorrati da mille pesi sulle spalle. Quello che sto cercando di dir è che non esiste un vero centro e che il papa che si affaccia alla finestra di San Pietro non ha più cose da dire di un uccello che compare su un ramo”.




Da “Cartoline dai morti”.

“Sono caduto davanti al frigorifero. Mia moglie mi ha trovato con le mani sulla faccia, come se mi vergognassi di quello che mi era successo”.

“Il giorno in cui il medico mi disse che avevo il cancro ho perso due chili. Li ho persi piangendo”.

Da “La farfalla della voce”.

“La tua pedagogia:
i gesti prudenti,
i gesti intelligenti sono avari”.

“Tu attraversalo insieme a me
quello che noi diciamo mondo,
attraversiamolo lentamente,
guardiamo ogni paese e ogni persona
con clemenza,
sono come noi, sono spine
e frutti dell’assenza”.