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    Addio, platani!

    Addio, platani! La fine degli alberi più romani (insieme ai o poco meno dei pini mediterranei) in una proscrizione che sa di definitività. I versi di Adam Zagajewski per dirlo, una pagina di Giacomo Debenedetti per un triste parallelo.

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    Titina Maselli

    Sabina de Gregori racconta, in un libro Castelvecchi (“Titina Maselli. Autoritratto involontario di una grande artista”), la Roma di Titina Maselli (la pittrice non abbastanza (ri)conosciuta, sorella del regista Citto) a dieci anni dalla scomparsa. Con l’estratto dal libro le dedichiamo un finestra. Da essa guardiamo la Roma della sua infanzia e delle sue prime tele. E’ la Roma di via Sardegna dove vive (in una casa frequentata dalla grande Capitale intellettuale del tempo).

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    Bombolo

    Ricordiamo Bombolo pubblicando l’introduzione al libro di Ezio Cardarelli “E poi cominciatti a fa’ l’attore” di Marco Giusti della casa editrice campana Ad est dell’equatore (che ringraziamo per la concessione del brano). Bombolo (1932-1987), nome d’arte di Franco Lechner, venditore ambulante di pentole nel centro storico – un mio amico lo ricorda davanti al negozio dei suoi nonni a via delle Coppelle – fu scoperto da Pingitore che lo portò sulle scene del Salone Margherita. Poi Corbucci e Milian/Gilardi/Monnezza e diventa Venticello (glissiamo sulle simbologie). Una macchietta, una caricatura. E pure un gran successo che si infrange sulla soglia dei 55 anni dopo poco più di tre lustri di schiaffoni alla slapstik comedy presi in una nemesi dal sapore masochistico durata una quarantina di pellicole. Nato nel rione Ponte, di stanza nella Trastevere (al ristorante “Picchiottino” il fatale incontro con il successo, in un’altra osteria l’arresto cardiaco fatale) dei vicoli, morto al Forlanini, salutato alla Chiesa Nuova, inumato a Prima Porta sotto il vessillo “core de Roma”. Il resto è la leggenda che ci racconta Giusti in nome dello Tzé che lo ha reso famoso (la foto è (c) wikipedia).

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    Niente giocattoli!

    Un passato e un presente di modellismo riverberano nel passaggio di anni e nei ricordi d’infanzia che ci regala Stefano Torriani, grande romanista (in entrambe le accezioni dell’etimo), muovendosi tra due rioni di Roma a caccia di giocattoli e miniature. Un inseguimento che purtroppo trova diverse strade ormai chiuse. Quelle dei negozi di giocattoli ormai passati a “peggior vita”.